Miracolo in Sardegna: basta un sondaggio e “l’Isola torna a splendere”
C’è una cosa che la politica sarda ha imparato a fare meglio di qualsiasi altra: trasformare un numero in una liturgia. Ieri il numero si chiamava 49%, prodotto dal Governance Poll di Noto per Il Sole 24 Ore, e da quel momento la macchina della comunicazione istituzionale ha acceso tutti i motori. Comunicati a raffica, dichiarazioni in serie, un coro a più voci , la presidente, il coordinatore regionale del M5S, un consigliere di maggioranza , tutti concordi nel dire, sostanzialmente, la stessa cosa: “I sardi ci amano sempre di più”.
Certo, un aumento di 3,6 punti rispetto al risultato elettorale del 2024 fa sicuramente piacere leggerlo su un giornale nazionale. Ma cresce il consenso rispetto a cosa, esattamente? Non è dato saperlo ma la macchina istituzionale del Movimento 5 Stelle in Sardegna ha iniziato oggi a premere l’acceleratore…
Il pronto soccorso che non c’è più.
Mentre si celebra la fiducia crescente dei cittadini, giusto per citare qualche recentissima milestones, in un pezzo di Sardegna un pronto soccorso ha recentemente chiuso per una giornata. Una notizia che, curiosamente, non ha trovato spazio nei comunicati trionfali di questi giorni. Forse perché non rientra tra le “questioni decisive” di cui si parla nei comunicati, anche se la sanità, va detto, viene citata sempre come un fiore all’occhiello dell’azione di governo, tant’è che la Governatrice continua anche a detenere l’interim.
Il paradosso è servito: si rivendica il buon lavoro sulla sanità proprio mentre un servizio di emergenza-urgenza chiude i battenti da qualche parte nell’isola. Ma si sa, i sondaggi non misurano le ambulanze che arrivano più tardi.
Bandi, questi sconosciuti.
C’è poi, sempre per evidenziare un corto circuito del quale si parla poco, il piccolo dettaglio dei bandi che non si fanno. Un’amministrazione regionale che dopo oltre due anni di mandato fatica a mettere a terra procedure concrete, gare, avvisi pubblici, strumenti ordinari di una macchina che dovrebbe funzionare, è un’amministrazione che sta “affrontando con responsabilità questioni decisive?”. La responsabilità, evidentemente per qualcuno/a, si misura in punti percentuali e non in atti amministrativi pubblicati.
Il diritto alla mobilità, sospeso come sempre.
E la mobilità? Argomento antico quanto la storia dell’autonomia sarda, e che infatti resta esattamente dov’era: incerto. I sardi continuano a non sapere con certezza se e come potranno spostarsi dall’isola in condizioni dignitose, ma va bene lo stesso, perché nel frattempo cresce il gradimento secondo “un giornale”. È la dimostrazione plastica , probabilmente, che il Governance Poll non misura i disagi quotidiani delle persone. Sarà attendibile al 100%?
Le riforme? Se ne parla, timidamente, dopo due anni.
Il capitolo più comico, se non fosse tragico, è quello delle riforme. Si inizia a parlarne timidamente in commissione consiliare, dopo più di due anni di mandato. Domani, 7 luglio, alle 12, si riunirà la Sottocommissione della Commissione speciale sulla legge statutaria e sulle norme di attuazione dello Statuto speciale.
Chiunque conosca un minimo la storia regionale sarda sa che le riforme o si fanno nei primi mesi, con la spinta del mandato fresco, oppure non si fanno più: si arenano, si diluiscono, si perdono nelle pieghe della fine legislatura e della ricorsa all’emendamento puntuale in assestamento o manovra. Aprire “timidamente” un dibattito riformatore a due terzi del percorso non è l’inizio di un processo, è il certificato di un’occasione che è sfumata.
Celebrare un risultato che non c’è.
Il punto, in fondo, è semplice. Si vuole festeggiare (dato che c’è poca sostanza e la necessità di lanciare fumo negli occhi) un numero che sale mentre l’isola, sotto quasi ogni indicatore concreto , salute, lavoro, infrastrutture, riforme istituzionali , arranca o addirittura arretra. È l’ennesima dimostrazione che in politica il racconto può viaggiare a una velocità completamente diversa da quella dei fatti. Un sondaggio pubblicato da un quotidiano diventa la prova regina di un buon governo, mentre la vita reale dei cittadini continua a scorrere su un binario parallelo.
