11 Giugno 2026
Sardegna

Minori stranieri soli in Italia: sono 17mila e il sistema scricchiola

Sono ragazzi, quasi sempre. Hanno quasi sempre 16 o 17 anni. Vengono dall’Egitto, dall’Ucraina, dal Bangladesh. Hanno attraversato mari e confini da soli, senza genitori, senza una mano da stringere. E quando arrivano in Italia, spesso trovano un sistema di accoglienza che fa del suo meglio, ma che sotto il peso dei numeri comincia a cedere.

Al 31 dicembre 2025, i minori stranieri non accompagnati (Msna) presenti in Italia sono 17.011. Un dato che inverte la tendenza al ribasso registrata dal novembre 2023, quando si erano toccati i 24.215. L’aumento rispetto all’ultimo rilevamento è di 737 unità, contenuto, ma significativo. E destinato a crescere, in un contesto geopolitico globale sempre più instabile.

Chi sono e da dove vengono.

Il paese d’origine più rappresentato è l’Egitto, con 5.159 minori, il 30% del totale, in aumento di circa 8 punti percentuali. Al secondo posto si conferma l’Ucraina, con il 17,4% del totale, sebbene in calo di 365 unità nel periodo considerato. Seguono Bangladesh (10%), Gambia (6,6%), Tunisia (5,5%) e Guinea (5,1%).

L’età media è alta: il 56% ha 17 anni, il 22% ne ha 16. Tra i 16 e i 17 anni, oltre il 90% è di sesso maschile, ragazzi che hanno intrapreso il viaggio con un obiettivo preciso: trovare lavoro e mandare soldi a casa. Nelle fasce più basse, sotto i 6 anni, la distribuzione di genere si riequilibra: qui ci sono anche bambine, spesso con storie ancora più complesse alle spalle.

La distribuzione territoriale racconta ancora una volta di un paese a due velocità. La Sicilia ospita oltre il 21% di tutti i Msna presenti in Italia, con Trapani in testa a livello provinciale, 1.049 minori accolti, seguita da Milano con quasi 900 e Agrigento con 698. La rete SAI, il sistema di seconda accoglienza e integrazione, conta 6.655 posti dedicati ai minori su tutto il territorio nazionale, di cui quasi un terzo, 1.979, si trova proprio in Sicilia.

Un’enorme concentrazione che solleva interrogativi seri sull’equità del sistema. Unhcr e Anci da tempo chiedono una distribuzione più omogenea sul territorio nazionale, per evitare che il peso dell’accoglienza gravi quasi interamente sulle regioni di primo approdo, già alle prese con fragilità strutturali.

A fare la differenza nella vita di questi ragazzi sono spesso i tutori volontari, cittadini comuni che, dopo una formazione specifica, vengono nominati dal tribunale per assumere la rappresentanza legale di un minore. Una figura introdotta dalla legge Zampa, che in teoria dovrebbe garantire a ogni ragazzo un punto di riferimento adulto per ogni decisione importante: scuola, salute, percorso di integrazione.

In teoria. Perché i dati raccontano un’altra storia. Al 2024, i tutori formati e registrati in Italia sono 4.588. Nella sola Sicilia, a fronte di 1.588 tutele attive, i tutori disponibili nei tribunali di Catania, Palermo e Messina sono appena 362. Significa che ogni tutore siciliano ha in carico in media più di 4 minori, e parliamo di volontari, non di professionisti retribuiti.

Un quadro normativo in evoluzione.

Il contesto legislativo è in rapida trasformazione, sia a livello europeo che nazionale. Il Patto UE su migrazione e asilo mira a snellire le procedure e introduce una solidarietà “flessibile” tra stati membri, che possono scegliere se accogliere migranti o limitarsi a finanziare i Paesi di prima accoglienza. Nuovi accordi ridefiniscono la lista dei paesi “sicuri” e rendono più difficile l’accesso alle procedure di asilo. L’Italia sta recependo queste direttive con un disegno di legge approvato lo scorso 12 febbraio.

I minori stranieri non accompagnati restano, per ora, una categoria protetta: sono esclusi dalle procedure di frontiera e dal trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri. Ma il quadro attorno a loro si restringe e monitorare la loro condizione diventa, come sottolinea il rapporto, una priorità non rinviabile.