Minori stranieri non accompagnati, cresce l’allarme sicurezza… e nessuna riforma in vista in Ue.
L’aumento dei casi di disordini e reati che vedono protagonisti minori stranieri non accompagnati (MSNA) riaccende il dibattito politico in Italia e in Europa. A sollevare il tema è stata l’eurodeputata Anna Maria Cisint (PfE), che ha presentato un’interrogazione prioritaria alla Commissione europea dopo i recenti episodi di violenza avvenuti a Udine lo scorso 29 agosto.
La richiesta: “Servono controlli più efficaci e riforme del Patto migrazione e asilo”.
Cisint denuncia le difficoltà delle autorità nazionali nel verificare l’età reale dei migranti che si dichiarano minorenni e chiede una revisione dell’articolo 25 del regolamento (UE) 2024/1351, parte integrante del Patto su migrazione e asilo adottato nel 2024.
Secondo l’eurodeputata, le norme attuali non sarebbero sufficienti a prevenire frodi legate all’età dichiarata e a garantire il rimpatrio dei minori autori di reati gravi. Per questo, Cisint propone l’introduzione dei test ossei (bone testing), già utilizzati in alcuni Stati membri, per distinguere con maggiore certezza i minori dagli adulti.
La parlamentare chiede inoltre chiarimenti sulla nuova proposta europea sui rimpatri, domandando se essa potrà superare i limiti imposti dalla sentenza della Corte di giustizia Ue del 14 gennaio 2021 (C-441/19), che tutela i diritti dei minori coinvolti nelle procedure di espulsione.
La risposta di Bruxelles: “Nessuna riforma prevista, i test ossei non sono affidabili”.
A nome della Commissione europea, il commissario Magnus Brunner ha ricordato che gli strumenti legislativi del Patto migrazione e asilo sono stati adottati nel maggio 2024 e entreranno in vigore il 12 giugno 2026.
Secondo quanto previsto dall’articolo 25 del regolamento (UE) 2024/1348, le autorità nazionali potranno ricorrere a visite mediche come ultima istanza, solo in caso di dubbi persistenti sull’età di un richiedente protezione internazionale.
Tali esami, precisa la Commissione, dovranno essere “il meno invasivi possibile” e rientrare in un approccio multidisciplinare, che combina valutazioni mediche, psicologiche e sociali.
Bruxelles sottolinea inoltre che, come indicato dalla guida pratica dell’Agenzia Ue per l’asilo del 2018, nessun metodo di valutazione dell’età — compresi i test ossei — garantisce risultati pienamente precisi, mentre un approccio integrato riduce il margine di errore. Per questo motivo, la Commissione non intende modificare il quadro legislativo.
Rimpatri: verso un sistema più coerente ma nel rispetto dei diritti dei minori.
La Commissione ricorda che la nuova proposta di regolamento sui rimpatri mira a creare un sistema più efficiente e armonizzato tra gli Stati membri, con regole comuni per l’identificazione e il rientro dei cittadini di Paesi terzi, inclusi coloro che rappresentano un pericolo per la sicurezza pubblica.
Il testo introduce disposizioni specifiche per il rimpatrio dei minori, garantendo che “l’interesse superiore del minore” resti un principio guida in ogni decisione.
Bruxelles ribadisce anche l’obbligo per gli Stati membri di rispettare i diritti dei minori sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, richiamando alla responsabilità le autorità nazionali nell’applicazione delle norme.
Un equilibrio difficile tra sicurezza e tutela dei diritti.
Il dibattito resta aperto: da un lato, le pressioni politiche e sociali per maggiori controlli sui minori stranieri non accompagnati, dall’altro la necessità di garantire la protezione dei diritti fondamentali dei minori, come previsto dal diritto europeo e internazionale. La sfida per l’Ue — tra sicurezza e umanità — è, in sintesi, ancora tutta da giocare.
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