Minori reclutati online per commettere reati: l’allarme dell’Europol.
Il fenomeno del reclutamento di minori attraverso piattaforme online per commettere reati – dalle attività di gang urbane alla violenza politica – torna sui banchi del PArlamento europeo.
Durante un workshop organizzato dalla Commissione e dal CERIS (Community for European Research and Innovation for Security), esperti e forze di polizia hanno discusso l’aumento dei casi di coinvolgimento giovanile nella criminalità, con dati di Europol che indicano una crescita preoccupante del fenomeno, favorito dai social network e dai canali digitali.
Servono dati più chiari e misure mirate.
Gli eurodeputati olandesi Marieke Ehlers e Ton Diepeveen (PfE) hanno presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea, chiedendo se le statistiche di Europol contengano dettagli demografici sui minori coinvolti — come origine religiosa, migratoria o status di rifugiato — per poter individuare meglio i fattori di rischio.
Secondo gli autori, la mancanza di un’analisi socio-culturale più approfondita “rende difficile costruire politiche efficaci di prevenzione e reintegrazione”.
La questione giuridica: vittime o colpevoli?
Durante il seminario, i partecipanti hanno discusso anche il doppio ruolo dei minori coinvolti: sono vittime di manipolazione digitale o responsabili penalmente delle proprie azioni?
Il dibattito si inserisce nel contesto della revisione in corso della Direttiva sui diritti delle vittime e dell’applicazione del Digital Services Act (DSA), che impone alle piattaforme di mitigare i rischi sistemici legati alla criminalità e all’adescamento online.
La Commissione, chiamata a chiarire la propria posizione, dovrà decidere se riconoscere ai minori reclutati un status di vittima automatica o un doppio profilo giuridico, che includa anche la responsabilità penale nei casi di partecipazione attiva ai reati.
Il fronte della violenza politica.
Gli eurodeputati hanno infine sollevato la questione del reclutamento online per la violenza politica, citando i casi legati ai movimenti Antifa ed Extinction Rebellion.
Secondo Ehlers e Diepeveen, l’UE deve affrontare con maggiore decisione “la radicalizzazione digitale che alimenta la militanza violenta, indipendentemente dall’orientamento ideologico”.
Una sfida per la sicurezza europea.
Il fenomeno del reclutamento online dei minori, sempre più frequente nei contesti urbani e nei canali di messaggistica cifrata, rappresenta una nuova frontiera per la sicurezza europea.
Bruxelles si prepara ora a integrare il tema nelle prossime revisioni legislative in materia di diritti digitali, giustizia minorile e contrasto alla radicalizzazione, ma resta aperto un nodo politico e morale: fino a che punto un adolescente manipolato online può essere considerato responsabile di un crimine che non ha scelto davvero di commettere?
foto https://www.europol.europa.eu/
