11 Luglio 2026
Politica

Minori e digitale, nasce il tavolo regionale. Ma dove sono i giovani?

Un tavolo con istituzioni, università, scuola, sanità, magistratura, ordini professionali e associazioni per affrontare il rapporto tra minori e mondo digitale. Tutto molto serio, molto istituzionale, molto ricco di competenze. Resta però una domanda, forse la più semplice e forse la più ovvia: tra tutti gli esperti chiamati a discutere del futuro digitale dei giovani, quanti giovani erano realmente presenti? Quali organizzazioni giovanili sarde sono state invitate?

Perché il primo incontro promosso dalla Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Anna Cau, dedicato alla costruzione di una strategia su educazione digitale, tutela dei minori e responsabilità degli adulti, ha riunito un lungo elenco di soggetti qualificati: istituzioni pubbliche, università, tribunali, professionisti, operatori sanitari e rappresentanti dell’associazionismo.

Un parterre che, con molta probabilità, non parla la stessa lingua dei beneficiari finali su media, social network, piattaforme digitali e adolescenza in generale. Dunque, si sarà trattato della solita iniziativa retorica a bassissimo tasso di co-programmazione giovanile? La risposta non può che essere ovvia. Quali rappresentanti delle nuove generazioni, infatti, siano stati invitati. Quali organizzazioni giovanili hanno potuto portare al tavolo la loro esperienza diretta e il loro punto di vista?

Perché, anche se in Sardegna è un trend ormai consolidato, parlare dei giovani senza i giovani rischia di diventare l’ennesima operazione costruita “dall’alto”: molte competenze, molte analisi, molti documenti programmatici, ma con il rischio concreto di perdere il contatto con la realtà vissuta dai destinatari finali delle politiche. Insomma, il classico impatto zero. La solita iniziativa mirata a sostenere la narrazione regionale “sull’effort regionale” per i giovani emarginati sardi.

Il digitale, del resto, non è soltanto un problema da osservare attraverso statistiche, studi clinici o riflessioni giuridiche. È un ambiente nel quale ragazze e ragazzi vivono ogni giorno: comunicano, imparano, costruiscono relazioni, esprimono identità, affrontano rischi, opportunità e (visto il penoso sistema di informazione regionale) si informano. Conoscono piattaforme, linguaggi e dinamiche che gli adulti cercano di interpretare con strumenti tradizionali e governare con la retorica.

Nel comunicato ufficiale vengono citati numerosi interventi sulla necessità di educazione digitale, formazione dei genitori, responsabilità educativa, prevenzione delle dipendenze tecnologiche e tutela della salute mentale. Tutti temi fondamentali. Ma resta il dubbio se, oltre a educare i giovani, si sia pensato anche ad ascoltarli.

Non sarebbe forse utile sapere se al tavolo erano presenti associazioni giovanili sarde, rappresentanti di consulte studentesche, giovani creator, volontari, ragazzi impegnati nel terzo settore o realtà che lavorano quotidianamente con le nuove generazioni?