17 Luglio 2026
Europa

Minerali radioattivi e sicurezza energetica Ue: il Parlamento chiede parità di trattamento, la Commissione rallenta

L’uranio è strategico per l’energia europea quanto il litio o le terre rare? E se sì, perché non gode della stessa protezione normativa? È questo il nodo sollevato da Jorge Martín Frías, europarlamentare del gruppo Patrioti per l’Europa, in un’interrogazione scritta alla Commissione che tocca uno dei punti ciechi della politica energetica comunitaria.

Il paradosso normativo.

Il ragionamento dell’europarlamentare è lineare. Da un lato, il Critical Raw Materials Act , il regolamento europeo sulle materie prime critiche , individua nel litio, nelle terre rare e in altri minerali legati alla transizione verde risorse strategiche da proteggere con obiettivi vincolanti di approvvigionamento e diversificazione. Dall’altro, la stessa Commissione e il Consiglio riconoscono che il nucleare è “essenziale per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione”. Eppure i minerali radioattivi usati come combustibile nucleare restano fuori dal perimetro del Critical Raw Materials Act, in quanto ricadono sotto la giurisdizione del Trattato Euratom e dell’Agenzia di approvvigionamento Euratom.

Una asimmetria che, secondo Martín Frías, rischia di compromettere anche la tanto proclamata neutralità tecnologica del Green Deal europeo: come si può sostenere che tutte le tecnologie a basse emissioni siano trattate allo stesso modo, se le loro filiere di approvvigionamento ricevono tutele legislative profondamente diverse?

La Commissione, per voce del commissario Jørgensen, ha risposto difendendo l’impianto esistente. Bruxelles sostiene di trattare da sempre i combustibili nucleari come critici per la sicurezza energetica, attraverso il quadro normativo Euratom , consolidato e ben rodato , e le strategie sull’Unione dell’energia. A maggio 2025 è stata inoltre adottata la REPowerEU Roadmap, che delinea le azioni per ridurre progressivamente la dipendenza dai materiali nucleari russi e potenziare le capacità alternative europee lungo l’intera filiera del combustibile nucleare.

Sul mercato globale dell’uranio naturale, afferma la Commissione, la diversificazione è già sufficientemente garantita. Ragione per cui Bruxelles esclude, al momento, l’intenzione di proporre uno strumento dedicato ai minerali radioattivi che replichi la struttura del Critical Raw Materials Act.

Una risposta che non convince tutti.

La posizione della Commissione lascia però aperte le questioni politiche più profonde. Se il nucleare è davvero indispensabile alla decarbonizzazione europea , come riconosciuto dalle stesse istituzioni comunitarie , affidare la sicurezza del suo approvvigionamento a un trattato degli anni Cinquanta, l’Euratom, senza aggiornarla agli standard del Critical Raw Materials Act appare quantomeno contraddittorio.

La dipendenza storica da materiali nucleari di origine russa , che la REPowerEU Roadmap si propone di smantellare , dimostra che i rischi di approvvigionamento esistono anche per l’uranio. E in un contesto geopolitico sempre più instabile, lasciare questa filiera fuori dal sistema di monitoraggio e protezione previsto per le altre materie prime strategiche potrebbe rivelarsi una scelta miope.

foto Sogin