Minab, la scuola delle bambine: Teheran accusa gli Stati Uniti di “crimine di guerra”
Una scuola elementare femminile. Centosessantotto bambine. Un missile Tomahawk. Sono questi i contorni di quello che Teheran definisce un “crimine di guerra”, consumato il 28 febbraio scorso nella città di Minab, nella provincia meridionale dell’Hormozgan.
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha affidato ai social la voce di un paese in lutto: un attacco double-tap, ovvero un secondo missile lanciato sui soccorritori accorsi dopo il primo impatto, tecnica che massimizza le vittime, ha “massacrato 168 angeli iraniani“. “Un atroce crimine di guerra che non può restare impunito”, ha scritto Baqaei, chiedendo che i responsabili siano chiamati a rispondere davanti alla comunità internazionale.
La televisione di Stato iraniana aveva già riferito che il raid aveva colpito una scuola elementare esclusivamente femminile, causando la morte di oltre 170 persone tra alunne e insegnanti. Il bilancio, già di per sé devastante, ha proiettato l’episodio al centro dell’attenzione mondiale, accendendo una disputa sulla responsabilità che rivela, forse più delle bombe stesse, la natura di questo conflitto.
Donald Trump, interpellato sulla strage, aveva indicato l’Iran come possibile responsabile: “Da quello che ho visto, è stata opera dell’Iran”, aveva dichiarato il presidente americano. Quando però è emerso che il missile impiegato era un Tomahawk, arma tipica dell’arsenale statunitense, Trump non ha fatto un passo indietro, sostenendo senza fornire alcuna prova che l’Iran sarebbe in possesso di alcuni esemplari di quel sistema d’arma.
La versione della Casa Bianca, tuttavia, inizia a scricchiolare. Ieri, diversi media e politici americani hanno citato i risultati preliminari di un’indagine militare interna, secondo cui il raid potrebbe essere stato condotto proprio dalle forze armate statunitensi. Un’indicazione che, sommata alle analisi indipendenti di numerose testate internazionali, concordi nell’attribuire la responsabilità a Washington, rende sempre più difficile sostenere la narrativa dell’autolesionismo iraniano.
Dove sono le anime pie della stampa mainstream europea? Le stesse che nel 2022 si inorridivano per i bambini di Bucha?
foto hosny salah da Pixabay.com
