Metsola ricorda le vittime di Srebrenica, ma l’Europa continua a ignorare altre tragedie storiche come le foibe e l’esodo istriano.
Al via la sessione plenaria del Parlamento europeo, aperta con un momento solenne di commemorazione del genocidio di Srebrenica. La presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola (quella che voleva pià carri armati a Kiev), ha guidato gli eurodeputati nel rendere omaggio alle vittime della strage del luglio 1995, sottolineando che “continuiamo a tenere viva la memoria delle vittime” e citando le parole della Preghiera di Srebrenica: “Che le lacrime delle madri diventino preghiere affinché Srebrenica non accada mai più”.
Parole toccanti, che cozzano con una realtà di fondo della narrazione europea, fatta di commemorazioni a senso unico e call europee inaccessibili: una memoria selettiva che esclude chi non rientra nel racconto ufficiale.
Europa, basterebbe avere a che fare con programmi come il CERV, che dimostra di avere una memoria selettiva, capace di onorare solo alcune tragedie, mentre altre continuano a essere ignorate, se non contestate. È il caso delle vittime delle foibe e degli esuli istriani, una pagina ancora oggi marginalizzata all’interno del panorama politico e culturale comunitario. Una ferita storica che non trova spazio né in plenaria né nei programmi europei, né tantomeno nelle call pubbliche che – quando esistono – sono spesso inaccessibili o costruite su criteri che escludono a priori chi prova a raccontare queste storie negate.
Le linee di finanziamento dell’Unione Europea, tanto celebrate per il loro sostegno alla memoria e alla cultura, restano spesso opache, tecnocratiche, condizionate da filtri ideologici e linguisticamente ostili ai piccoli enti o ai promotori indipendenti. Il risultato? Il ricordo delle vittime di Srebrenica viene giustamente custodito, mentre quello degli italiani infoibati e degli oltre 300.000 esuli istriani, fiumani e dalmati viene sistematicamente relegato a margine, quando non direttamente ignorato.
In un’Europa che afferma di promuovere la diversità della memoria (può essere finanziata solo la tragedia dell’Olocausto in Ue?), il rischio è quello di trovarsi davanti a una narrazione ufficiale che esclude chi non si allinea. E intanto, mentre a Strasburgo si celebrano giustamente i sopravvissuti del genocidio bosniaco compiuto dai serbo bosniaci, nessuna voce si leva per chiedere giustizia e riconoscimento per i tanti pezzi di storia europea, scomodi e dimenticati.
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