9 Settembre 2026
Europa

Meta sotto processo: cosa è successo nel primo giorno di udienza?

Le dichiarazioni di apertura di martedì hanno dato il via oggi a un processo che potrebbe cambiare il modo in cui Facebook gestisce le proprie piattaforme rivolte ai giovani utenti.

Secondo quanto riportato dai media statunitensi, la vice procuratrice generale della California, Megan O’Neill, ha spiegato alla giuria di otto membri che la strategia di Meta si potrebbe riassumere in quattro fasi: agganciare gli utenti, trattenerne l’attenzione, raccoglierne i dati e nascondere la verità nelle dichiarazioni pubbliche. Secondo l’accusa, le ricerche interne della stessa Meta avrebbero più volte evidenziato danni alla salute mentale degli adolescenti, anche mentre i dirigenti assicuravano al Congresso e ai genitori che le piattaforme fossero sicure.

O’Neill ha affermato che nel corso degli anni Meta avrebbe individuato milioni di utenti di 11 e 12 anni su Instagram, facendo poco per rimuoverli nonostante il divieto di iscrizione per gli under 13 previsto dalla policy aziendale. La procuratrice ha citato un sondaggio interno del 2021 secondo cui circa un adolescente su cinque affermava che Instagram lo faceva sentire peggio con se stesso, con quote consistenti di ragazzi tra i 13 e i 17 anni che riferivano di essere stati esposti a episodi di bullismo, avance sessuali indesiderate e contenuti legati all’autolesionismo.

Di segno opposto la ricostruzione dell’avvocato di Meta, Paul Schmidt, secondo cui il conteggio interno dell’azienda avrebbe individuato circa 100.000 utenti minorenni, una cifra nettamente inferiore alla stima citata dall’accusa. Il legale ha inoltre contestato che la dipendenza da social media costituisca una vera e propria condizione clinica. Pur ammettendo che alcuni adolescenti fatichino a gestire il tempo trascorso sulle app, Schmidt ha sostenuto che Meta abbia risposto in buona fede, richiamando gli strumenti di gestione del tempo introdotti a partire dal 2018, i promemoria per le pause aggiunti nel 2021 e il lancio, nel 2024, degli “Account Teen”. L’avvocato ha inoltre fatto notare che lo stesso sondaggio interno citato da O’Neill rilevava come il 41% degli adolescenti riferisse sentimenti positivi legati all’uso delle piattaforme, sostenendo che gli Stati stessero presentando solo una parte del quadro complessivo.

Il primo testimone chiamato dagli Stati, Arturo Bejar, ex direttore dell’ingegneria di Facebook che in seguito ha lavorato sulle questioni di sicurezza di Instagram, ha raccontato di essere tornato in azienda dopo che sua figlia adolescente aveva subito avance sessuali indesiderate sulla piattaforma, senza avere alcun modo di segnalarle. Bejar ha dichiarato alla giuria che Instagram è “passato dall’essere un prodotto che si usa a un prodotto che ti usa”, aggiungendo che Meta fosse abile nel monitorare un determinato indicatore senza però affrontare il problema di fondo che quell’indicatore era destinato a misurare. Secondo il testimone, le considerazioni legate alla sicurezza sarebbero state talvolta trattate come secondarie rispetto allo sviluppo dei prodotti.

Cosa succede adesso?

La causa era stata presentata nel 2023 da una coalizione di 29 Stati americani, con California, Colorado, Kentucky e New Jersey alla guida del procedimento. Nei prossimi giorni gli Stati continueranno a presentare testimoni e prove, prima che Meta abbia la possibilità di esporre la propria difesa in quella che si configura come una delle più grandi battaglie legali mai affrontate dal colosso dei social media. Tra i dirigenti attesi a testimoniare nel corso del processo figurano l’amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, e il responsabile di Instagram, Adam Mosseri.

Il processo, che si svolge a Oakland, in California, dovrebbe durare circa sei settimane. La giuria di otto membri ha un ruolo consultivo, mentre spetterà alla giudice distrettuale statunitense Yvonne Gonzalez Rogers stabilire se Meta sia responsabile e quali eventuali rimedi debbano essere imposti. Gli Stati chiedono sanzioni pecuniarie e modifiche alle piattaforme e alle pratiche adottate dall’azienda.

Foto di Thomas Ulrich da Pixabay.com