Mercati civici: tra identità, turismo e futuro delle città. Cagliari si confronta con Barcellona, Nizza e Firenze
Barcellona, Firenze, Nizza e Cagliari sedute allo stesso tavolo per ragionare sul destino dei mercati civici. Non semplici luoghi di scambio commerciale, ma infrastrutture sociali, presidi culturali, specchi dell’identità di una città. È questo il filo conduttore dell’incontro “Markets & Cities”, promosso da Confcommercio Sud Sardegna, che ha riunito amministratori, operatori e rappresentanti di alcuni tra i più celebri mercati europei.
Il rischio dell’overtourism e la tentazione del “mercato-spettacolo”.
Già inserito nelle guide turistiche internazionali, il Mercato di San Benedetto attrae visitatori da ogni parte del mondo. Ma proprio questo successo alimenta una preoccupazione condivisa da tutti i relatori: il rischio di snaturare il mercato, trasformandolo in un grande ristorante a cielo aperto. “Più ristorazione nei mercati può essere un rischio”, ha avvertito Cristian Erriu, segretario della Camera di Commercio di Cagliari-Oristano. “Bisogna difendere la funzione quotidiana, non inseguire il mercato-spettacolo”.

Il punto è delicato per Erriu: da un lato la ristorazione rappresenta un’opportunità economica e di attrattività turistica; dall’altro, se mal gestita, può erodere l’anima autentica di questi luoghi. L’equilibrio, con attenzione alla comunità dei residenti prima e ai visitatori poi, sembra essere la strategia condivisa da seguire.
La Boqueria: un modello da capire, non da copiare.
Jordi Mas Velasco, presidente del celebre mercato de La Boqueria di Barcellona, ha portato l’esperienza di un luogo capace di attirare oltre 25 milioni di visitatori l’anno, circa 80.000 al giorno. “La Boqueria è più di un mercato: è un simbolo di Barcellona”, ha detto. Ma ha subito aggiunto che un eccesso di visite può tradursi in una perdita d’identità: “Nel nostro mercato abbiamo circa 80 sensori che ci dicono non solo quanti visitatori al giorno visitano il nostro mercato ma anche quando dobbiamo fermarci per l’eccessivo carico antropico”.
Numeri che, al di là delle minacce dell’overtourism, evidenziano non solo la grande capacità di innovazione del mercato barcellonese, ma soprattutto un solido rapporto tra pubblico e privato. Una relazione capace di trasformare la Boqueria in punto di riferimento internazionale, portando tra le sue mura lezioni di cucina, attività educative con giovani disabili e la creazione di un marchio di qualità: il BOQ, una sorta di certificazione che collega il mercato a trenta ristoranti di alta cucina. “Siamo appassionati alla digitalizzazione e all’internazionalizzazione”, ha detto Mas Velasco, “ma senza perdere di vista le persone”.
Firenze e Nizza: l’identità come valore irriproducibile.
Sulla stessa linea si colloca Massimo Manetti, presidente del Mercato di San Lorenzo a Firenze. Attivo dal 1874 e progettato dall’architetto Giuseppe Mengoni – lo stesso della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano – il mercato rappresenta da oltre centocinquant’anni forse la piazza più identitaria della città. “Il mercato è lo specchio della città e della sua identità. Chi non va a visitare un mercato in vacanza?”, ha detto Manetti, ricordando come i 15 milioni di visitatori annui costituiscano insieme una risorsa e uno strumento di coesione per la città. “Dal duro periodo del Covid – ricorda il presidente – quando San Lorenzo era l’unico mercato cittadino in grado di consegnare generi alimentari a domicilio, alla linea di merchandising realizzata dagli studenti del liceo artistico fiorentino, il mercato ha rappresentato un collante importante per la comunità. Se si perde tale valore oggi non si può più tornare indietro”.

Da Nizza, Frank Martin, assessore comunale con delega a Commercio, Mercati e Artigianato e consigliere dipartimentale delle Alpes-Maritimes, ha poi raccontato di un sistema di tredici mercati civici, tutti all’aperto, che durante la pandemia si sono profondamente rinnovati. Il risultato? Una maggiore diversificazione merceologica capace di stimolare curiosità e dinamismo tra i visitatori, e, ancora, la creazione di un mercato notturno estivo che anima la città anche dopo il tramonto: fattore tutt’altro che trascurabile in una destinazione turistica come Nizza.
Il nodo strategico: quanto vale un mercato civico?
Emanuele Frongia, presidente Fipe Confcommercio Sardegna, ha posto una questione metodologica cruciale per calibrare le politiche di sviluppo locale: l’imprescindibilità della misurazione dell’impatto economico reale dei mercati civici. Cristiano Erriu, segretario della Camera di Commercio di Cagliari e Oristano, ha poi proposto una lettura del sistema dei mercati civici su tre livelli: quello del valore diretto , fatto di occupazione e fatturato, ancora il valore indiretto, dato dal collegamento con il settore della ristorazione, degli eventi e dei servizi e, infine, del valore indotto, tra i cui “item” ricade anche la reputazione.
“I dati della Camera di Commercio Cagliari-Oristano – ha poi aggiunto Erriu – offrono una cornice significativa: l’aeroporto del capoluogo sardo potrebbe superare gli 8 milioni di passeggeri entro il 2040, rispetto ai poco più di 5 milioni attuali. Una crescita che impone una strategia chiara: trasformare il transito in esperienza urbana, facendo dei mercati civici una porta d’ingresso autentica alla Sardegna”.
Ma attenzione all’emulazione senza rispettare l’identità locale: “Il futuro dei mercati civici – conclude – non è diventare copie minori di Barcellona, Firenze o Nizza, ma valorizzare fino in fondo ciò che sono già: luoghi di commercio, comunità e varietà urbana”.
Marco Masainas, presidente di Confcommercio Sud Sardegna, ha poi ricordato che i mercati civici non sono solo luoghi di vendita: “Custodiscono la memoria, mantengono viva la coesione sociale e raccontano l’identità di un territorio”. Un patrimonio vulnerabile, ha aggiunto, perché “le scelte urbanistiche non sono mai neutre”.
San Benedetto, il gigante in attesa di rinascita.
Con i suoi 8.000 metri quadrati, il Mercato di San Benedetto è uno tra i più grandi mercati coperti d’Italia. Attualmente, hanno rimarcato il sindaco Massimo Zedda e l’assessore Carlo Serra, è chiuso per una ristrutturazione da 50 milioni di euro e i suoi 150 operatori trasferiti in piazza Nazzari, in una struttura modulare di circa 4.000 mq.

Una soluzione transitoria non priva di difficoltà, come ha ammesso l’assessore alle attività produttive Carlo Serra, che ha ripercorso la storia del sistema mercatale cagliaritano dalle origini ottocentesche fino ai giorni nostri: un excursus storico che, confrontato con le buone pratiche di Barcellona e Firenze, e gli scivoloni ” a suon di fondi pubblici” come il fallimentare mercato di Santa Chiara e di San Bartolomeo, mette in luce le numerose occasioni perdute negli ultimi decenni.
Il sindaco Massimo Zedda ha rilanciato il ruolo strategico del sistema dei mercati cittadini: “A Cagliari abbiamo mercati diversi tra loro, radicati nei quartieri e già attrattori turistici. San Benedetto è inserito nelle guide internazionali. La sfida è valorizzare chi vende e far conoscere i prodotti senza perdere l’anima dei mercati”. Zedda ha inoltre citato il Piano del Cibo metropolitano come base per future politiche legate al commercio e all’agroalimentare.
Presente anche l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Agus che ha condiviso un dato destinato a far discutere i tanti sostenitori della sardità e del Km zero: “Oggi oltre il 70% dei prodotti consumati in Sardegna non sono sardi”.
Verso il futuro: hub, rete e rigenerazione.
In chiusura, l’assessore Serra ha sintetizzato le quattro direttrici su cui il Comune di Cagliari intende muoversi: trasformare i mercati in hub per l’accoglienza turistica e l’educazione alimentare; rafforzare la loro specificità rispetto alla grande distribuzione; costruire una rete integrata tra i diversi mercati cittadini e utilizzarli come leve di rigenerazione urbana.
Dai grandi mercati europei e nazionali, quindi, arrivano esperienze, strategie e modelli di successo. Le buone pratiche esistono. La vera domanda è se l’amministrazione cittadina di Cagliari sarà in grado di raccogliere la sfida e tradurla in scelte concrete, senza, come ha ricordato lo stesso 3 volte sindaco Zedda, “commettere gli stessi errori del passato”. Ipse dixit!
