17 Luglio 2026
Sardegna

Meno donne ai vertici delle società quotate italiane, in calo anche gli investitori istituzionali ed esteri

Cala la presenza femminile nelle posizioni apicali di presidente e amministratore delegato delle società italiane quotate in Borsa. Si riduce, al tempo stesso, la partecipazione degli investitori istituzionali , in particolare quelli esteri , nell’azionariato delle imprese di Piazza Affari. Sono alcuni degli elementi più significativi che emergono dal Rapporto Consob sulla corporate governance per il 2025, pubblicato oggi dall’Autorità.

Tra le altre novità segnalate dal documento, l’aumento del peso delle società che hanno adottato il modello di governo societario di tipo monistico, la presenza ormai strutturale di amministratori indipendenti nei board e il rafforzamento del ruolo delle minoranze nei Consigli di amministrazione.

La presenza femminile nei board: crescono i numeri, ma calano le posizioni di vertice.

In un quadro complessivamente stabile rispetto al 2024, la presenza femminile nei Consigli di amministrazione sfiora il 44%, superando dunque la soglia minima del 40% prevista dalla legge. In circa una società su cinque il genere femminile risulta ugualmente o più rappresentato di quello maschile, un dato in costante crescita nell’ultimo triennio (dal 15,2% del 2023, al 15,9% del 2024, fino al 19% del 2025).

Il Rapporto evidenzia tuttavia una flessione per quanto riguarda gli incarichi di vertice: le donne alla presidenza sono scese a 21, contro le 24 dell’anno precedente, mentre quelle con il ruolo di amministratore delegato sono passate da 18 a 17.

In calo la presenza degli investitori istituzionali.

Diminuisce anche la presenza degli investitori istituzionali che superano le soglie rilevanti (del 3% o del 5%) nel capitale delle società quotate di Piazza Affari: erano 53 nel 2024, sono scese a 46 nel 2025. Cala di pari passo, da 71 a 62, il numero complessivo delle partecipazioni detenute da questa categoria di investitori , fenomeni che il Rapporto ricollega, almeno in parte, alla tendenza delle imprese a lasciare il listino.

Resta invece elevata la concentrazione proprietaria: a fine 2025 la quota detenuta in media dal principale azionista si attesta al 48,7%, in leggero aumento rispetto agli anni recenti, segnale di una limitata contendibilità del controllo societario.

Cresce il modello monistico, si rafforzano le minoranze.

Sul fronte dei modelli di governance, pur restando prevalente lo schema tradizionale, aumenta nel tempo il peso delle società che adottano assetti alternativi: il sistema monistico rappresenta a fine 2025 circa il 24% della capitalizzazione di mercato complessiva, contro il 20% dell’anno precedente. A fine 2025 sono 68 gli emittenti (12,4% del valore totale di mercato) che prevedono in statuto il voto maggiorato, in lieve calo rispetto ai 72 del 2024, soprattutto per effetto di alcune operazioni di delisting; cresce invece il numero dei casi di voto maggiorato rafforzato, che salgono a 13.

Per la prima volta il Rapporto dà conto anche del contributo dei fondi pensione italiani, presenti in circa due terzi delle assemblee ma con quote di partecipazione contenute, e degli enti previdenziali, intervenuti in un numero inferiore di assemblee ma capaci di rappresentare il 41,7% delle azioni riconducibili agli investitori istituzionali domestici presenti in assemblea. La partecipazione degli azionisti alle assemblee delle società del Ftse Mib si conferma elevata, pari al 73% del capitale, in lieve aumento rispetto al 2024. Gli investitori istituzionali continuano a giocare un ruolo di rilievo, rappresentando in media circa il 34% del capitale presente in assemblea, per lo più riconducibile a soggetti esteri (32%).

Sul fronte degli organi sociali si consolidano le tendenze evolutive già osservate negli ultimi anni. I Consigli di amministrazione restano stabili per dimensione (in media circa 9,7 componenti) e registrano una presenza ormai strutturale di amministratori indipendenti, che rappresentano oltre la metà dei membri. Si rafforza al contempo il ruolo delle minoranze, con circa il 70% delle società che include almeno un amministratore di minoranza, contro il 66,5% del 2024.

Il Rapporto segnala inoltre una maggiore rotazione degli incarichi, con una riduzione della durata media nei board, e una crescente valorizzazione dell’esperienza, testimoniata da un’età media dei componenti pari a circa 58 anni. Resta invece limitata l’internazionalizzazione dei Consigli.

foto Consob.it