Meloni all’Onu: dura con Mosca ma nessuna parola contro Trump.
Sedici minuti di discorso, a tarda sera, davanti a un’aula semivuota. Giorgia Meloni ha scelto la vetrina dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per lanciare il suo atto d’accusa contro la Russia, dimenticandosi di utilizzare lo stesso metro con il presidente Donald Trump e le sue bordate gratuite contro l’Europa (della quale anche l’Italia fa parte), descritta dall’americano come un fardello economico per Washington.
La premier ha puntato subito il dito contro Mosca, accusandola di aver “calpestato l’articolo 2 della Carta dell’Onu” e inflitto “una ferita profonda al diritto internazionale” con l’invasione dell’Ucraina. Parole dure, certo, che ricalcano la linea atlantista già nota a Roma.
Non meno severo l’affondo contro Israele, accusato di aver “superato il limite del principio di proporzionalità” nella risposta agli attacchi di Hamas e di aver causato “una strage tra i civili”. Nel contempo, diversamente da quanto fatto da altri Paesi civili, l’Italia continua ad avere difficoltà a riconoscere lo Stato palestinese.

Il resto del discorso è stato un mosaico di temi noti: dall’inefficacia dell’Onu nella gestione dei conflitti al richiamo alle “persecuzioni dei cristiani”, fino all’attacco alle “anacronistiche” convenzioni su migrazione e asilo e alla denuncia dei “piani verdi” che, a suo dire, “stanno portando alla deindustrializzazione molto prima che alla decarbonizzazione”.
Colpisce, però, la doppia misura: inflessibile con Mosca e silenziosa con Trump. Un’uscita che in altri tempi avrebbe scatenato vibranti repliche da parte dei leader europei, ma che la premier italiana ha preferito ignorare.
In conclusione, Meloni ha citato San Francesco parlando di “coraggio esemplare”. Ma alla prova dei fatti, il coraggio della premier sembra a senso unico: puntare il dito contro Mosca è più facile che mettere in discussione un alleato ingombrante come Trump.

Nel frattempo, la premier non ha mancato, nel corso della sua visita all’ONU, di dare udienza al terrorista (oggi numero uno del Governo siriano), al-Jolani.
foto Governo.it
