13 Aprile 2026
Europa

Medio Oriente in fiamme: Trump minaccia l’Iran, Teheran risponde con una proposta in 10 punti

La giornata diplomatica più intensa dall’inizio del conflitto si è aperta con una dichiarazione destinata a fare scalpore. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato davanti ai giornalisti che le forze americane potrebbero “eliminare l’intero Paese in una sola notte”, aggiungendo con tono minaccioso che “quella notte potrebbe essere domani”.

Poche ore dopo, tuttavia, lo stesso Trump ha definito la risposta iraniana alla proposta americana “un passo significativo”, pur ribadendo che l’operazione militare Epic Fury continua, e che la scadenza imposta a Teheran per martedì sera alle 20 è “definitiva”.

Teheran: “No al cessate il fuoco, sì alla pace permanente”.

Sul fronte iraniano, l’agenzia di stato IRNA ha reso noto che Teheran ha trasmesso a Washington, attraverso la mediazione del Pakistan, una proposta articolata in dieci punti. La risposta, elaborata dopo due settimane di consultazioni ad alto livello, rifiuta categoricamente l’idea di una tregua temporanea, inclusa l’ipotesi di un cessate il fuoco di 45 giorni circolata nei giorni scorsi, e punta invece a una risoluzione permanente del conflitto secondo le condizioni iraniane.

Tra i punti chiave figurano la fine delle ostilità nell’intera regione, un accordo quadro per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, un piano di ricostruzione e la revoca delle sanzioni internazionali.

La Casa Bianca ha confermato che la proposta di tregua di 45 giorni è “una delle tante idee sul tavolo”, precisando però che Trump non l’ha approvata. Ulteriori dettagli sono attesi dalla conferenza stampa convocata dal presidente per giovedì pomeriggio a Washington.

Erdogan: “Israele si nutre di tensioni”.

In questo scenario esplosivo, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha alzato la voce contro Israele, accusando Tel Aviv di sabotare sistematicamente ogni tentativo di porre fine alla guerra. “Il governo israeliano continua a minare tutti gli sforzi per porre fine al conflitto”, ha dichiarato Erdogan al termine di una riunione di gabinetto ad Ankara.

Il leader turco ha indicato come prove di questa strategia la chiusura della Moschea di Al-Aqsa ai fedeli, la persecuzione della pena di morte per i prigionieri palestinesi, l’espansione militare in Libano e i ripetuti attacchi alla Siria: “Israele dimostra di nutrirsi di tensioni”, ha detto senza mezzi termini.

Erdogan ha poi avvertito che, al 38° giorno del conflitto, il rischio di un’escalation regionale è in crescita, e ha annunciato che Ankara ha intensificato i propri contatti diplomatici per aprire spazi di negoziato. Ha inoltre evocato il caso di Adolf Hitler come monito contro le ambizioni distruttive senza controllo, concludendo con un appello alla comunità internazionale: “È giunto il momento di dire basta.

foto Joyce N. Boghosian, White House