9 Settembre 2026
Europa

Medio Oriente in fiamme: il 19 maggio il Parlamento Europeo chiama Kallas a rispondere

Il 19 maggio il Parlamento Europeo convocherà l’Alta Rappresentante per la politica estera Kaja Kallas per un question time sulla strategia dell’Unione europea di fronte alle crisi che devastano il Medio Oriente. Un appuntamento che arriva in un momento di straordinaria complessità geopolitica: due anni e mezzo dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, la regione è teatro di conflitti sovrapposti che coinvolgono Iran, Israele, Libano, le monarchie del Golfo e, sullo sfondo, Russia e Cina.

La guerra in Iran: cronologia di una crisi globale.

Il 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’offensiva su larga scala contro l’Iran, con l’obiettivo dichiarato da Trump di “impedire a Teheran di dotarsi di un’arma nucleare” ed “eliminare le minacce imminenti del regime iraniano.” Tra le vittime dei raid c’è la Guida Suprema Ali Khamenei, sostituito dal figlio 56enne Mojtaba. La risposta iraniana non si è fatta attendere: missili balistici su Israele e sulle basi americane in Medio Oriente, attacchi alle infrastrutture dei Paesi del Golfo e chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz , un punto di transito attraverso cui passa il 20% del gas naturale liquefatto mondiale e il 25-30% del petrolio trasportato via mare.

Il 2 marzo Hezbollah ha attaccato Israele, il 28 marzo i ribelli Houthi hanno alzato il tiro minacciando di bloccare anche lo Stretto di Bab el-Mandeb. Le milizie irachene filo-iraniane hanno colpito centinaia di volte basi americane e infrastrutture nei Paesi del Golfo. Un cessate il fuoco mediato dal Pakistan è entrato in vigore il 7 aprile ed è stato successivamente prorogato, ma la tensione resta altissima: l’Iran ha disseminato mine nello Stretto di Hormuz e impone tariffe di transito ai mercantili, rivendicando di fatto la sovranità sul corridoio marittimo più strategico del pianeta. Il 13 aprile gli Stati Uniti hanno risposto con un blocco navale sui porti e le navi iraniane.

Il Fondo Monetario Internazionale ha già avvertito: quella in corso è la più grave perturbazione al mercato petrolifero globale della storia, con ripercussioni su petrolio, fertilizzanti, alluminio, elio e zolfo, e un rischio concreto di stagflazione per le economie più vulnerabili.

La risposta dell’Unione Europea.

Bruxelles ha risposto su più fronti. Sul piano umanitario e diplomatico, l’UE ha attivato il meccanismo di protezione civile per rimpatriare i cittadini europei bloccati in Medio Oriente e ha espresso solidarietà ai Paesi del Golfo. Il Consiglio Affari Esteri di marzo ha chiesto un cessate il fuoco e il ritorno alla diplomazia, imponendo nuove sanzioni per le violazioni dei diritti umani in Iran. Il 21 aprile il Consiglio ha adottato misure restrittive contro chi ha compromesso la libertà di navigazione; il 12 maggio i ministri degli Esteri hanno discusso il rafforzamento delle relazioni con i Paesi del Golfo e il potenziamento dell’operazione navale Aspides.

Sul piano militare, Grecia, Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi hanno inviato supporto a Cipro dopo un attacco missilistico. Una coalizione di oltre 40 Paesi, guidata da Francia e Regno Unito, sta preparando una missione difensiva per la tutela della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, da sottoporre al Consiglio di Sicurezza dell’ONU non appena le condizioni di sicurezza lo consentiranno.

Il 23 e 24 aprile i leader europei hanno fissato tre priorità: ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, cessate il fuoco stabile nella regione e garanzia che l’Iran non acquisisca mai armi nucleari. Sullo sfondo, la Commissione ha presentato il piano AccelerateEU per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, mentre i ministri dell’Energia stanno valutando una tassazione sugli extraprofitti delle compagnie energetiche.

Gaza e Cisgiordania: tregua fragile, crisi umanitaria.

Il cessate il fuoco raggiunto nell’ottobre 2025 a Gaza regge, nonostante sporadici raid israeliani. Il piano di pace in 20 punti di Trump, avallato dalla Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza ONU nel novembre 2025, ha istituito il cosiddetto “Board of Peace” a guida americana, un organismo che ha già sollevato polemiche sul piano giuridico e politico, anche in seno all’UE. Kallas stessa ha messo in guardia dal rischio di una ripresa del conflitto, mentre i negoziati si arenano sul rifiuto di Hamas di disarmare. Oltre due milioni di gazawi necessitano di assistenza umanitaria, mentre in Cisgiordania la violenza dei coloni israeliani è in forte aumento.

L’UE sostiene la soluzione a due Stati, condanna l’espansione degli insediamenti illegali e ha raggiunto l’11 maggio un accordo politico per sanzioni contro coloni estremisti e figure di Hamas. Gli aiuti annunciati ammontano a 124 milioni di euro per i palestinesi e 82 milioni per l’UNRWA.

Libano: una tregua fragile.

Il Libano vive un’escalation di violenze innescata il 2 marzo 2026, quando Hezbollah ha ripreso a lanciare razzi su Israele, provocando una risposta militare israeliana che ha causato almeno 2.800 morti e oltre un milione di sfollati , circa il 25% della popolazione. Una fragile tregua è in vigore dal 16 aprile, ma le forze israeliane occupano ancora una fascia di sicurezza di dieci chilometri nel sud del Paese. Hezbollah si rifiuta di negoziare o disarmare, nonostante il presidente Joseph Aoun ne abbia vietato le attività militari.

L’UE ha stanziato un miliardo di euro per il periodo 2024-2027 e ha erogato ulteriori fondi d’emergenza: 100 milioni a marzo, altri 45 milioni il 29 aprile per assistenza diretta a 90.000 famiglie.

La posizione del Parlamento Europeo.

L’Europarlamento ha adottato sette risoluzioni sulla repressione dei diritti umani in Iran nell’attuale legislatura e ha tenuto due dibattiti specifici sul conflitto: l’11 marzo sulla risposta militare Usa-Israele e il 29 aprile sulle implicazioni energetiche e alimentari della crisi. Sulle altre crisi, gli eurodeputati sostengono la soluzione a due Stati per Israele e Palestina, condannano gli attacchi del 7 ottobre e la risposta sproporzionata di Israele, e chiedono per il Libano il rispetto della sovranità e il disarmo di Hezbollah in linea con la Risoluzione 1701.

foto multimedia.europarl.europa.eu