Medio Oriente, comunità cristiane sotto attacco: chiese bruciate e famiglie in fuga. Coloni israeliani e “altri terroristi” restano impuniti.
Mentre una nuova ondata di violenza si abbatte sulle comunità cristiane (e alawite) in Siria, con chiese incendiate, famiglie sfollate e attentati, l’Unione Europea continua a finanziare con generosi pacchetti miliardari un Paese la cui instabilità è gestita da gruppi e milizie provenienti dal terrorismo.
Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), vale la pena ricordarlo, ha denunciato in queste ore una sequenza inquietante di attacchi contro i cristiani siriani, confermando il peggioramento della sicurezza per le minoranze religiose. A Suwayda, nel sud della Siria, la storica chiesa greco-melchita di San Michele ad Al-Sura è stata presa di mira da ignoti e data alle fiamme. Nello stesso contesto, almeno 38 abitazioni di famiglie cristiane sono state incendiate e distrutte, costringendo circa 70 persone a rifugiarsi in condizioni di estrema precarietà presso la chiesa di Shahba.
“Avevano già pochissimo, erano tra i più poveri della regione. Ora non hanno più nulla”, spiegano i membri dell’ACS.
Violenze endemiche come ricorda anche l’attacco al villaggio di Al-Mazraa e a Tartus. Episodi che si inseriscono in un contesto già segnato dal drammatico attentato del 22 giugno scorso nella chiesa ortodossa di Sant’Elia a Damasco, dove un kamikaze si è fatto esplodere durante la liturgia domenicale, uccidendo almeno 30 persone e ferendone oltre 50.
A fronte di questa escalation, appare sempre più contraddittoria la decisione della Commissione Europea di stanziare 2,5 miliardi di euro a sostegno del governo di al Jolani, ufficialmente per finalità di “resilienza e sviluppo”. Una misura che, nei fatti, finisce per rafforzare strutture statali e para-statali già gravemente compromesse da infiltrazioni estremiste, clientelismi e repressioni, spesso tollerate – se non direttamente alimentate – da attori che hanno legami con reti terroristiche o formazioni armate.
L’Unione Europea, sempre pronta a proclamarsi custode dei valori democratici e dei diritti umani, continua dunque a finanziare un contesto in cui le comunità cristiane sopravvivono a stento, sotto assedio e in fuga. E mentre Bruxelles promuove a parole la coesione e la tolleranza, nei fatti appare cieca dinanzi alle persecuzioni che si consumano con regolarità in Siria.
Cristiani perseguitati, per esempio, dai coloni ebrei radicali a Taybeh, ultima città cristiana nella Terra Santa, dove i coloni hanno preso di mira la chiesa storica di San Giorgio, molestando la popolazione locale.
“Siamo rimasti molto sorpresi quando più di dieci coloni armati hanno attaccato la chiesa sacra e importante di San Giorgo. Hanno appiccato un incendio accanto alla chiesa, ma più di 20 giovani si sono precipitati con me sul posto e sono riusciti a spegnere il fuoco, mentre loro se ne stavano lì a guardare”, ha dichiarato Padre Bashar Fawadleh, parroco di rito latino.
Non solo incendi: i coloni hanno anche bloccato le strade con i loro veicoli, rendendo difficilissimi gli spostamenti, mentre l’esercito israeliano e i checkpoint militari continuano a controllare rigidamente gli accessi a Taybeh.
La tensione, ci mancherebbe altro pensando a Israele, non si limita a Taybeh. Nelle vicinanze, a Kafr Malik, un villaggio musulmano, precedenti aggressioni hanno provocato la morte di tre giovani palestinesi. In una forma di intimidazione simbolica, i coloni hanno eretto un cartellone con la scritta: “Qui non c’è futuro per voi“: “Abbiamo chiamato due volte il centro di coordinamento tra il governo palestinese e quello israelian, ma non sono mai venuti. Non ci hanno protetto perché molti soldati provengono dalle comunità dei coloni e sono incoraggiati dagli elementi fanatici del governo”, ha aggiunto Bashar Fawadleh.
foto Car Loss Voniya da Pixabay
