9 Settembre 2026
Europa

Medio Oriente. All’ONU non manca la divisione.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è riunita in seduta straordinaria per discutere la chiusura dello Stretto di Hormuz, dopo che Cina e Russia hanno posto il veto a una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza. La sessione ha messo in luce le profonde divisioni tra i membri dell’ONU sulla gestione della crisi.

Ad aprire i lavori è stata la presidente dell’Assemblea Generale, Annalena Baerbock, che ha invitato gli Stati membri a superare lo stallo in seno al Consiglio. “Ciò a cui assistiamo non è una crisi isolata, ma la convergenza di molteplici linee di faglia sovrapposte e di lunga data, che non hanno avuto inizio il 28 febbraio”, ha avvertito, richiamando le tensioni legate al programma nucleare iraniano e agli attacchi militari israeliani nella regione.

Mosca e Pechino difendono il veto.

La vice rappresentante permanente della Russia all’ONU, Anna Evstigneeva, ha giustificato la decisione di Mosca sostenendo che la bozza di risoluzione avrebbe aperto la strada a ulteriori azioni militari sotto copertura diplomatica. Russia e Cina, ha aggiunto, hanno presentato una proposta alternativa volta a favorire una soluzione negoziale.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’ambasciatore cinese Fu Cong, secondo cui le decisioni del Consiglio non devono “fornire una patina di legittimità a operazioni obbligatorie non autorizzate né concedere una licenza per l’uso della forza”.

Washington, come sempre, all’attacco.

Duro l’affondo dell’inviato americano Mike Waltz, che ha accusato Mosca e Pechino di aver scelto di “proteggere il principale stato sponsor del terrorismo al mondo”. “Gli Stati Uniti, ha assicurato, continueranno a battersi affinché derrate alimentari, fertilizzanti, energia e merci commerciali possano di nuovo transitare liberamente attraverso quella vitale via d’acqua”.

L’allarme dell’UE: milioni a rischio fame.

Particolarmente allarmante il quadro tracciato da Stavros Lambrinidis, capo della delegazione dell’Unione Europea all’ONU. I prezzi dei fertilizzanti sono aumentati tra il 20 e il 35% in America Latina e nei Caraibi, mentre le quotazioni mondiali dell’urea sono schizzate del 50%, con il rischio concreto di spingere ulteriori 45 milioni di persone verso la fame acuta. Una situazione che Lambrinidis ha paragonato per gravità al blocco navale russo del Mar Nero.

foto UN Photo/Eskinder Debebe