9 Giugno 2026
Politica

Medicina generale, le possibili soluzioni. Nieddu: “Sì alla parasubordinazione”

Le criticità della Medicina Generale e le carenze dell’assistenza territoriale continuano ad alimentare il dibattito sulla sanità, tanto a livello nazionale quanto regionale. Nel merito, il Governo sta portando avanti un progetto di riforma che, pur avendo incontrato il favore delle Regioni, è ferocemente avversato da tutte le organizzazioni di categoria rappresentative della quasi totalità dei Medici di Medicina Generale (MMG).

Ad oggi non sembrano esserci margini perché le due posizioni trovino un punto d’incontro. Il nodo centrale riguarda il passaggio alla dipendenza dei MMG, che oggi operano come liberi professionisti. “Ricordo che, negli anni in cui ricoprivo il ruolo di assessore alla Sanità – spiega l’ex assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu – fui l’unico rappresentante di Regione a opporsi a quel progetto, presentando una proposta alternativa che ottenne l’approvazione dell’intera Conferenza delle Regioni e che fu inserita nell’atto di indirizzo del nuovo ACN della Medicina Generale”.

“La proposta, che ritengo tuttora valida, punta a modificare il regime contrattuale senza ricorrere alla dipendenza, bensì attraverso la parasubordinazione, con un ACN modellato su quello degli Specialisti Ambulatoriali Interni (SAI). Questo – prosegue Nieddu – consentirebbe di inserire da subito i MMG nelle Case di Comunità, permettendo al contempo di preservare il rapporto fiduciario con i propri pazienti: i medici potrebbero infatti lavorare per una quota parte del loro orario , fino a un massimo di 38 ore settimanali, presso i propri ambulatori”.

Un simile modello garantirebbe, sostiene l’ex esponente dell’Esecutivo regionale, quella flessibilità organizzativa che la dipendenza non può offrire e che, anzi, richiederebbe un numero maggiore di medici rispetto all’attuale per garantire le stesse funzioni. Vi è inoltre un ulteriore vantaggio che emergerebbe dalla proposta: si risolverebbe uno dei nodi politici più controversi alla base dello stallo negoziale, ovvero la salvaguardia dell’Enpam, l’ente di previdenza dei medici. Con la sua cospicua dotazione finanziaria, l’Enpam è nel mirino di chi vorrebbe trasferirne le risorse all’INPS. “Adottando un ACN simile a quello dei SAI, le quote previdenziali dei MMG continuerebbero a essere versate all’Enpam, rendendo superato il problema”, ha evidenziato Nieddu.

Sbloccare l’attuale situazione di stallo e aprire concretamente le Case e gli Ospedali di Comunità significherebbe anche scongiurare il rischio di sanzioni europee legate alla restituzione dei fondi del PNRR, a causa del mancato rispetto dei tempi di piena operatività delle strutture finanziate con quelle risorse. Un termine, vale la pena ricordarlo, che scade il 30 giugno 2026.

“A questo proposito – conclude Nieddu – è opportuno sottolineare che la scelta di accettare il finanziamento del PNRR non è stata, a mio avviso, una decisione particolarmente felice. Non era, come molti credono, un’opportunità a condizioni vantaggiose per un Paese come l’Italia: si tratta di fondi erogati a fondo perduto che andranno restituiti, e nel periodo in cui siamo stati finanziati attraverso i mercati avremmo potuto spuntare tassi di interesse più bassi sulla quota di finanziamento a debito”.

foto Sardegnagol riproduzione riservata