11 Giugno 2026
Politica

Medicina generale. La grande strategia di Alessandra: cercasi alloggi disperatamente

Dunque, dopo anni di promesse roboanti sulla sanità territoriale, dopo convegni, dichiarazioni programmatiche e la certezza granitica di chi sa esattamente come si aggiustano le cose, la presidente-assessora Alessandra Todde ha trovato la soluzione definitiva alla crisi dei medici in Sardegna: una letterina ai sindaci. Chapeau.

La strategia è di una semplicità disarmante: costruisci le case di comunità, non trovi i medici per riempirle, e allora scrivi ai Comuni chiedendo se per caso hanno un divano libero. Pianificazione sanitaria di altissimo profilo, roba da manuale.

Il tempismo poi è impeccabile. Siamo oltre i due anni di mandato – due anni preceduti da una campagna elettorale in cui la governatrice aveva diagnosticato con precisione chirurgica tutti i mali della sanità isolana – e la terapia prescritta si è rivelata essere, fondamentalmente, un appello alla buona volontà dei primi cittadini. Nel frattempo, nell’ultimo bando su 496 sedi carenti sono stati assegnati 41 medici. Quarantuno. Non manca molto al cento per cento, volendo.

L’Anci, con la pazienza di chi ne ha viste tante, ha risposto con una nota istituzionale che sa di pietra: il problema, cara presidente, non è trovare la casa al medico. È trovare il medico. Concetto che avrebbe potuto risultare utile, chessò, due anni fa, quando si pontificava di soluzioni e si parlava di rovine lasciate dal centrodestra. A proposito di rovine: Governatrice, guardi un pò tra i suoi alleati per trovare le cause che hanno concorso all’attuale crisi di medici di Medicina Generale nell’Isola. Cerchi di comprendere che l’isola non è attrattiva per i propri residenti (medici inclusi) figuriamoci per quelli delle altre regioni d’Italia o d’Europa. Il fatto che in Sardegna si respira “aria pulita” e ci sono i mamuthones e gli issohadores, decisamente non basta.

Un alloggio – dovrebbero saperlo anche le pietre di Nùoro – da solo non risolve nulla.

Nel frattempo la Giunta ha approvato la “rimodulazione del Piano operativo regionale”. Rimodulazione: termine tecnico che nell’italiano corrente significa aggiustare il piano perché il piano non funzionava.

Ci sono poi i programmi per settantasei case di comunità che (non bisogna aver “vissuto 10 anni negli USA” per capirlo), senza personale medico e infermieristico resteranno scatole vuote.

Ora, c’è chi potrebbe sostenere che i problemi della sanità sarda siano strutturali, complessi, ereditati, difficili da risolvere in poco tempo. Sacrosanto. Ma forse chi per anni ha indicato negli avversari politici la causa di ogni stortura, e si è presentato agli elettori con la certezza di chi ha le ricette giuste, dovrebbe oggi avere l’onestà di ammettere che governare è tremendamente più complicato che promettere.

Invece si scrive ai sindaci. Si cercano gli alloggi. Si “rimodula”. E i sardi , nel frattempo, aspettano il medico.