Medicina generale in Sardegna, SMI: “140 candidati per 60 posti, ma il vero test sarà scoprire quanti resteranno”
Sono scadute lo scorso 27 luglio le domande per il Corso di formazione specifica in medicina generale, il percorso che forma i futuri medici di famiglia. A livello nazionale sono arrivate 5.965 candidature per 2.651 posti disponibili, mentre in Sardegna i candidati ammessi sono 140 per 60 posti, un numero in crescita rispetto ai 98 dello scorso anno. Ma dietro questi numeri, apparentemente incoraggianti, si nasconde una domanda più delicata: quanti di questi candidati arriveranno davvero a diventare medici di medicina generale sul territorio?
A porla è Luciano Congiu, Segretario Regionale del Sindacato Medici Italiani (SMI), che invita a non fermarsi al dato delle domande presentate. “Non ci limiteremo a contare le domande presentate”, spiega Congiu, sottolineando che il numero di candidature è cosa diversa dai posti effettivamente disponibili, già stabiliti in partenza, e che il sindacato intende invece seguire con attenzione gli esiti finali del percorso formativo.
Il precedente degli anni scorsi: una selezione naturale a monte.
Il timore del sindacato si basa su un dato storico che, secondo Congiu, non può essere ignorato. L’esperienza degli ultimi anni dimostra infatti che tra ammessi e candidati che effettivamente si presentano alla prova esiste una differenza significativa: in Sardegna, nel 2024, alla prova si presentarono soltanto 43 candidati su 115 ammessi; nel 2025 il rapporto fu di 57 su 98; nel 2023, appena 63 su 147. Numeri che, se confermati anche quest’anno, ridurrebbero sensibilmente la platea reale di chi arriverà a intraprendere il percorso formativo, ben al di sotto dei 140 ammessi annunciati per il 2026.
“L’attrattività verso la professione medica non si misura nei posti disponibili, ma con quanti sceglieranno di concludere il corso ed esercitare la professione di medico di medicina generale”, osserva il segretario regionale, che invita a monitorare l’intero percorso: quanti sosterranno effettivamente la prova d’ingresso, quanti inizieranno il corso e, soprattutto, quanti lo porteranno a termine.
Le cause della fuga: domande “di riserva” e condizioni di lavoro poco attrattive.
Secondo Congiu, il fenomeno degli abbandoni ha radici precise. Una parte delle domande, spiega, viene presentata semplicemente come opzione di riserva, in attesa dell’esito dei concorsi per le scuole di specializzazione, mentre altri giovani medici abbandonano il percorso in corso d’opera o scelgono strade professionali diverse una volta conosciute nel concreto le condizioni di lavoro della medicina generale. Il sindacato lancia quindi un monito, ricordando come negli anni passati si siano già registrate decine di abbandoni durante il corso, causati sia dai compensi ritenuti troppo bassi sia dalle modalità stesse con cui la formazione viene erogata.
Il sindacato ribadisce infine la propria contrarietà a due misure attualmente al centro del dibattito nazionale sulla sanità territoriale: il ruolo unico e il debito orario per i medici di medicina generale. “Non basta convincere i giovani a presentare una domanda: bisogna costruire una professione nella quale desiderino davvero rimanere”, conclude Congiu, sintetizzando la posizione del sindacato: il problema della medicina generale non sarebbe tanto attrarre candidature, quanto rendere la professione sufficientemente attrattiva.
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