9 Settembre 2026
Europa

Mediatore europeo, luci e ombre: quando i cittadini bussano “alla porta sbagliata”

Dietro ai numeri record del rapporto annuale sulle attività del Mediatore europeo (l’organismo che indaga sui casi di cattiva amministrazione commessi dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi dell’Unione europea), presentato alla presidente del Parlamento Roberta Metsola e illustrato dalla Mediatrice Teresa Anjinho alla commissione Petizioni a Bruxelles, si nasconde un dato che merita attenzione: la maggioranza dei cittadini che si rivolgono all’istituzione lo fa, di fatto, a vuoto.

Due denunce su tre non riguardano l’operato dell’amministrazione Ue.

Nel 2025 si sono rivolti alla Mediatrice ben 25.041 cittadini. Ma di fronte a questo numero, il dato più significativo riguarda l’esito di queste richieste: delle 3.490 denunce complessivamente trattate (in crescita del 54% rispetto al 2024), solo 1.241 rientravano effettivamente nel mandato dell’istituzione, mentre 2.249 , quasi il 64% , ne erano escluse, perché non riguardavano l’operato dell’amministrazione UE.

Un dato che, letto con occhio critico, racconta di una diffusa incomprensione tra i cittadini europei su cosa possa effettivamente fare il Mediatore e su quali siano i suoi reali margini d’intervento. D’altronde cosa aspettarsi di un sistema europeo contorto, come ricorda, per esempio, la gestione dei fondi dell’Agenzia Italiana per la Gioventù che, pur manovrando fondi europei nell’ambito dei programmi Erasmus+ Gioventù, ESC e Sport, non ricade sotto il controllo della Commissione europea.

Quasi un terzo di queste denunce “fuori bersaglio”, si legge ancora nel report, proviene da tre Stati membri , Spagna, Germania e Polonia. Tra le richieste respinte perché fuori mandato figuravano questioni relative a tribunali nazionali, sanità, libera circolazione delle persone, ma anche denunce di massa su temi di scottante attualità come la situazione in Medio Oriente, l’iniziativa europea di riarmo per il 2030 e l’annullamento delle elezioni presidenziali rumene del 2024, segno che molti cittadini vedono (a torto) nel Mediatore una sorta di ultima istanza generalista, piuttosto che comprenderne il ruolo specifico e circoscritto.

Solo a partire dall’ottobre 2025 , l’ufficio ha introdotto un processo strutturato per le denunce ricevute via email, che ha permesso di ridurre la percentuale di denunce fuori mandato da circa il 67% nei primi dieci mesi dell’anno al 47% in novembre-dicembre.

Le denunce che restano senza indagine, anche quando sono pertinenti.

Non finisce qui. Anche tra le 3.490 denunce trattate, in 2.008 casi (57,5%) il cittadino ha ricevuto solo un parere o è stato indirizzato altrove, mentre in 1.002 casi (28,7%) la risposta si è limitata a comunicare che non era possibile fornire ulteriori consigli. Solo in 480 casi su 3.490, appena il 13,8%, è stata effettivamente aperta un’indagine. Un imbuto stretto, che riduce sensibilmente il numero di cittadini che vedono la propria segnalazione trasformarsi in un’azione concreta nei confronti delle istituzioni UE.

Per chi supera questo primo filtro, restano poi i tempi di attesa: sebbene la durata media delle indagini chiuse nel 2025 sia stata inferiore ai cinque mesi, il 12% dei casi (47 su 405) ha richiesto oltre 12 mesi, e in 15 casi (4%) si è andati oltre i 18 mesi.

Il bilancio: uno strumento sottoutilizzato o poco compreso?

Il rapporto, nel complesso, sottolinea l’importanza del ruolo del Mediatore europeo ma il dato sulle denunce fuori mandato, quasi due su tre, resta il vero campanello d’allarme del documento: non è solo un problema di efficienza interna, ma di comunicazione e consapevolezza diffusa su cosa i cittadini europei possano realmente aspettarsi da questo strumento di tutela.

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