Media sovvenzionati e Registro per la trasparenza, Joron: “La Commissione sia trasparente”.
Il tema della trasparenza dei media finanziati con fondi pubblici europei (una vera piaga per il contrasto alla disinformazione prodotta quotidianamente dalle istituzioni europee) è arrivato all’attenzione della Commissione UE attraverso un’interrogazione parlamentare dell’eurodeputata Virginie Joron (PfE), che ha chiesto chiarimenti sull’obbligo di registrazione nel Registro per la trasparenza dei media sovvenzionati dall’Unione.
Nel testo dell’interrogazione, Joron ricorda che numerosi organi di informazione, sia a Bruxelles sia nelle capitali europee, ricevono finanziamenti pubblici o privati e organizzano conferenze e iniziative sulle politiche dell’UE. Secondo le informazioni citate, la Commissione avrebbe investito circa 210 milioni di euro nei media tra il 2021 e il 2027, mentre alcune testate specializzate in affari europei avrebbero beneficiato di contributi per decine di milioni di euro nel corso degli anni.
L’eurodeputata sottolinea inoltre come molti giornalisti svolgano attività collaterali, ad esempio come moderatori di eventi, con compensi che possono arrivare a diverse migliaia di euro per singolo incarico, e come non siano rari i passaggi di carriera tra il mondo dei media, quello delle ONG e quello delle attività di lobbying. A sostegno delle sue preoccupazioni, la Joron ha poi citato diversi casi di legami tra testate giornalistiche, fondazioni private e organizzazioni finanziate dall’UE.
Alla Commissione, dunque, sono state rivolte due domande principali: perché i media sarebbero esentati dall’obbligo di iscrizione al Registro per la trasparenza, nonostante l’accordo interistituzionale preveda tale registrazione per chi organizza campagne di comunicazione o eventi con le istituzioni e perché non sia prevista un’etichettatura obbligatoria dei media che ricevono finanziamenti europei.
Nella risposta scritta, fornita il 13 gennaio 2026 a nome della Commissione dal vicepresidente Maroš Šefčovič, l’esecutivo europeo (era previsto!) ha respinto l’idea di un’esenzione generalizzata. “La Commissione chiarisce che le imprese mediatiche non sono escluse dal Registro per la trasparenza e che i criteri di ammissibilità sono stabiliti dall’accordo interistituzionale in vigore”.
Il Registro, per l’Esecutivo europeo, riguarda le attività di rappresentanza di interessi, come l’organizzazione di campagne di comunicazione o la preparazione di materiali informativi finalizzati a influenzare le politiche, la legislazione o i processi decisionali dell’UE. In questi casi, anche i media sono tenuti a registrarsi, e la registrazione è comunque obbligatoria per poter tenere incontri con la Commissione. Restano invece escluse le attività strettamente giornalistiche, come interviste o lavori a fini accademici, che non rientrano nella rappresentanza di interessi.
Quanto all’etichettatura, la Commissione precisa che “tutti i progetti mediatici cofinanziati dall’UE sono soggetti a obblighi di trasparenza e devono indicare il contributo europeo nei materiali di comunicazione e promozione”. I beneficiari dei fondi, sottolinea Bruxelles, “sono inoltre tenuti a garantire la visibilità del finanziamento ricevuto, nel rispetto degli standard giornalistici e della piena indipendenza editoriale, come previsto dagli accordi di sovvenzione”.
