Maxi tassa sulle ONG. Israele vuole affossare le associazioni che si battono per i diritti civili
Dopo il genocidio di una intera popolazione nella Striscia di Gaza, il bando dell’Agenzia dell’ONU, l’UNRWA, la Knesset (il parlamento monocamerale israeliano), spinge per l’approvazione dell’introduzione dell’imposta (fino all’80%) sui finanziamenti pubblici provenienti dall’estero destinati alle organizzazioni non governative israeliane. Una mossa che potrebbe mettere in ginocchio storiche associazioni per i diritti umani attive anche nei territori palestinesi occupati.
La legge, dalla quale resterebbero esentate le organizzazioni finanziate dallo Stato d’Israele e quelle con un fatturato annuo inferiore a 100mila shekel, che di fatto penalizza le organizzazioni che ricevono fondi da Stati stranieri – tra cui anche l’Unione europea e i suoi membri – è stata accolta con forte preoccupazione dalle istituzioni comunitarie. Secondo molti osservatori, si tratta di un attacco senza precedenti alla società civile israeliana e a chi lavora per documentare violazioni dei diritti umani, endemici in Medio Oriente.
Sulla questione, l’Alto rappresentante dell’UE, Kaja Kallas, ha confermato che Bruxelles ha già avviato un’iniziativa diplomatica formale attraverso la propria delegazione e con il sostegno di 15 Stati membri per affrontare la questione con le autorità israeliane. L’UE ha inoltre ribadito l’intenzione di rafforzare il sostegno finanziario diretto alle ONG a rischio.
Ma le preoccupazioni di Bruxelles non si fermano qui. La Commissione ha infatti avviato una valutazione formale sul rispetto da parte di Israele dell’articolo 2 dell’Accordo di associazione UE-Israele, che vincola le parti al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. Il dossier è stato presentato al Consiglio Affari Esteri del 23 giugno, e le prime conclusioni parlano di possibili violazioni da parte dello Stato israeliano.
Intanto, si intensifica il dibattito anche all’interno delle istituzioni europee, dove alcuni eurodeputati chiedono un’esame più attento dei rapporti con i gruppi di pressione pro-governativi israeliani attivi a Bruxelles.
Con una legge che rischia di mettere il bavaglio alle voci critiche e con una crescente pressione sulla società civile, l’Unione europea si trova davanti alla sfida di difendere i propri valori anche nei rapporti con partner storici. Le prossime settimane saranno decisive per capire se Bruxelles deciderà di far seguire alle parole anche azioni concrete.
foto UN/Loey Felipe
