Maxi-operazione nelle carceri sarde: Uta è il nuovo snodo del sistema di massima sicurezza a livello nazionale
Un dispositivo di sicurezza senza precedenti per dimensioni e coordinamento ha interessato, nel fine settimana appena trascorso, nove istituti penitenziari italiani con sezioni dedicate ai detenuti sottoposti al regime speciale del 41-bis, l’articolo dell’ordinamento penitenziario che disciplina il carcere duro riservato ai boss mafiosi e ai detenuti considerati più pericolosi. L’operazione, denominata “Alto Impatto – Sicurezza Nazionale 41-bis”, si è svolta tra il 5 e il 6 settembre e ha portato al trasferimento simultaneo di 88 detenuti sottoposti al regime speciale.
A darne notizia è stato il Sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni, che ha sottolineato come tra le destinazioni figuri anche l’apposita sezione del carcere di Uta, a Cagliari, appositamente ristrutturata per rendere l’istituto sardo adeguato a ospitare detenuti di elevata pericolosità e ora affidata alla vigilanza del Reparto Operativo Mobile del capoluogo sardo. Il trasferimento verso la struttura di Uta, ha commentato Balboni, testimonierebbe “lo straordinario impegno e l’incredibile professionalità della Polizia Penitenziaria”.

Un dispositivo integrato su scala nazionale.
L’operazione è stata condotta dalla Direzione Generale delle Specialità del Corpo di polizia penitenziaria in esecuzione di un atto di indirizzo firmato dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, sotto la direzione centrale del Direttore Generale delle Specialità del Corpo, Augusto Zaccariello. Il coordinamento operativo complessivo è stato affidato al Direttore del Gruppo Operativo Mobile (G.O.M.).
Al fianco del G.O.M. sono stati impiegati anche il Gruppo di Intervento Operativo (G.I.O.), la Divisione II “Coordinamento Traduzioni e Piantonamenti”, con le sue articolazioni degli Uffici Sicurezza e Traduzioni e dei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti, oltre a numerosi Reparti territoriali del Corpo. A garantire il raccordo informativo e operativo dell’intero dispositivo hanno provveduto la Sala Situazioni e la Centrale Operativa Nazionale, mentre al monitoraggio delle aree interessate hanno concorso anche operatori della Polizia Penitenziaria abilitati alla conduzione di droni (sistemi U.A.S.).

Determinante, secondo quanto riferito, anche il supporto delle Autorità di Pubblica Sicurezza e delle altre Forze di Polizia, che hanno garantito misure di protezione esterna, cinturazioni di sicurezza e supporto aereo per le fasi più delicate delle movimentazioni dei detenuti.
Il commento del Sottosegretario Balboni.
Nel suo intervento, Balboni ha rivolto un ringraziamento al Capo del DAP De Michele, al Dirigente Generale Zaccariello, all’intero Corpo di Polizia Penitenziaria e alle altre Forze di Polizia coinvolte nell’operazione. Il Sottosegretario ha inoltre ribadito il valore strategico del regime del 41-bis, definendolo “il principale strumento di contrasto alla mafia e l’ultimo baluardo della sicurezza nazionale”, sottolineando come l’ordinamento italiano e la Polizia Penitenziaria rappresentino, a suo dire, un modello di riferimento studiato anche da diversi Stati esteri impegnati nella lotta alla criminalità organizzata.
L’operazione conferma il ruolo crescente del carcere di Uta come snodo del sistema di massima sicurezza a livello nazionale, dopo i lavori di adeguamento della struttura destinati specificamente ad accogliere detenuti sottoposti al regime detentivo speciale.
