Mario Monti lancia l’allarme: “La spinta sulla competitività Ue rischia di ritorcersi contro”.
L’ex premier italiano e già Commissario Ue mette in guardia Bruxelles: Allentare troppo la regola sugli aiuti di Stato potrebbe danneggiare le imprese europee invece di rafforzarle. A dirlo è stato l’ex premier italiano (di una delle esperienze più sciagurate degli ultimi 25 anni) Mario Monti, critico verso l’ipotesi di una eccessiva deregolamentazione sulla materia che, negli ultimi lustri ha sempre premiato le aziende tedesche (secondo i dati del State Aid Scoreboard della Commissione per il 2024, la Germania ha erogato oltre 50 miliardi di euro in aiuti di Stato, più di qualsiasi altro Stato membro) e francesi, creando uno squilibrio competitivo a danno di altri Paesi, come l’Italia.
“Alcune delle idee nate per aumentare la competitività sembrano buone, ma in realtà rischiano di danneggiare la competitività stessa dell’industria europea”, ha dichiarato Monti in un’intervista a Politico, criticando le spinte verso una maggiore flessibilità che si sono intensificate dopo il rapporto del 2023 firmato da Mario Draghi sul ritardo della produttività europea rispetto a Stati Uniti e Cina.
L’attuale Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen al suo secondo mandato, ha lanciato una serie di iniziative faro — come la Competitiveness Compass e il Clean Industrial Deal — con l’obiettivo di rilanciare la crescita Ue incentivando al tempo stesso la decarbonizzazione. Tuttavia, proprio questa nuova stagione di politica industriale ha aperto un acceso dibattito su quanto le regole sulla concorrenza debbano essere adattate agli obiettivi economici dell’Ue.
Monti, che è stato commissario alla Concorrenza tra il 1999 e il 2004, sottolinea che né la concorrenza né la politica industriale devono essere trattate come “dogmi religiosi”, ma mette in guardia: allentare troppo le regole può “minare il mercato unico, che è la base stessa della competitività europea”.
Secondo Monti, la Commissione avrebbe potuto scegliere un altro percorso: respingere la richiesta franco-tedesca di maggiore flessibilità e al contempo proporre ai Paesi con regimi fiscali agevolati — come Irlanda, Lussemburgo e Paesi Bassi — di smantellare i propri vantaggi fiscali in cambio di una politica più equa sugli aiuti di Stato.
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