8 Maggio 2026
Politica

Manovra, il ministro Giorgetti sbaglia: lo Stato fa già (fin troppo), ma nel modo peggiore.

Durante l’audizione in Senato sulla prossima Legge di Bilancio – la terza del governo Meloni – il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha risposto ai parlamentari che chiedevano maggiori agevolazioni fiscali per gli under 35 sostenendo che “non può essere soltanto lo Stato a prevedere tassazioni vantaggiose” e che “dev’essere il sistema nel suo complesso” a creare le condizioni per i giovani. Un’affermazione che suona come una resa, e soprattutto come un errore di prospettiva.

Perché lo Stato italiano non è affatto assente. Anzi, è onnipresente. Brucia ogni anno miliardi di euro in un fiume di emendamenti puntuali (in Sardegna si bruciano oltre 240 milioni in soli 12 mesi), bonus, micro-incentivi e spese frammentate che servono più a tenere in vita il consenso politico che a produrre effetti strutturali. Dal Parlamento ai consigli regionali, il gioco è sempre lo stesso: distribuire risorse a pioggia per alimentare il voto di scambio, salvo poi lamentarsi della “scarsità di fondi”.

Le risorse, invece, ci sono. Ma vengono sistematicamente disperse in una macchina politico-burocratica incapace di pianificare e realizzare. È questa inefficienza — non l’assenza di mezzi — a impedire di destinare fondi a misure vere per i giovani o per la natalità, caro Giorgetti.

Il paradosso è che mentre il ministro riconosce l’urgenza di sostenere le nuove generazioni e fronteggiare il crollo demografico, si prova a scaricare l’onere della colpa sulle imprese. Come se fosse in discesa la vita per gli imprenditori e imprenditrici in questo Paese votato alla non produttività.

Nel frattempo, le promesse di una “riforma fiscale” nel merito della crescita restano sulla carta, mentre i problemi strutturali del Paese – lavoro precario, salari bassi, fuga dei talenti – vengono rimandati. Nessuna politica disruptive in vista…

In realtà, lo Stato italiano interviene ovunque: nelle pensioni, nei sussidi, nei microfinanziamenti, nei contributi a pioggia. Ma interviene male. E in questa distorsione c’è una precisa convenienza politica: mantenere ampie fasce della popolazione in uno stato di bisogno e dipendenza, utile alla sopravvivenza di un sistema privo ormai di qualità e visione.

Giorgetti sbaglia, dunque, quando dice che non può essere solo lo Stato a fare di più. È lo Stato, semmai, che dovrebbe iniziare a fare meglio.

foto mise.gov.it