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Maduro accusa gli Stati Uniti: “La presenza di navi da guerra nel Mar dei Caraibi è un atto di aggressione”.

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha condannato il dispiegamento di unità navali statunitensi nel Mar dei Caraibi, definendolo un’azione di “aggressione” contro il suo Paese. In un’intervista all’emittente Venezolana de Televisión, il leader bolivariano ha sottolineato che Washington ha mobilitato otto navi da guerra, 1.200 missili e persino un sottomarino nucleare al largo delle coste venezuelane, con l’obiettivo – ha detto – di “far tremare una nazione pacifica”.

“Il popolo davvero trema, ma di indignazione, di rabbia e di patriottismo”, ha aggiunto Maduro, assicurando che cittadini e Forze Armate Bolivariane difenderanno “l’integrità territoriale, la pace e il futuro del Venezuela”.

Il presidente ha inoltre accolto con favore la presa di posizione della CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici), che ha espresso forte preoccupazione per il dispiegamento navale americano nel sud dei Caraibi, giudicandolo in violazione della Zona di Pace proclamata nella regione nel 2014.

Secondo fonti citate da Reuters, tre cacciatorpediniere americani – l’USS Gravely, l’USS Jason Dunham e l’USS Sampson – sarebbero stati schierati vicino alle acque venezuelane, insieme al sottomarino USS Newport News, all’incrociatore lanciamissili USS Lake Erie, a navi da sbarco e a circa 4.500 militari.

Il presidente statunitense Donald Trump, dal canto suo, ha giustificato l’operazione accusando Caracas di non impegnarsi a sufficienza nella lotta al narcotraffico. Lo scorso 2 settembre la Casa Bianca ha annunciato che le forze americane avevano neutralizzato undici presunti membri di un cartello venezuelano in acque internazionali.

foto Navy Seaman Apprentice Alyssa Joy