M5S Sardegna contro la guerra…ma col PD guerrafondaio. La retorica pacifista che non regge la prova dei fatti.
Il Movimento 5 Stelle Sardegna oggi festeggia. Ieri, in Consiglio Regionale, sono passate due mozioni “contro il riarmo e la guerra” e “a difesa della Palestina e contro il genocidio in atto a Gaza”. Comunicati trionfanti, toni da manifesto etico, richiami ai principi fondanti del Movimento. Tutto molto nobile. Ma c’è un piccolo problema: la realtà politica nazionale ed europea smentisce ogni presunto atto di coerenza.
Il Movimento 5 Stelle, sia in Sardegna che a livello nazionale, è saldamente alleato con il Partito Democratico, ovvero con quella stessa forza politica che – insieme ai “socialisti europei” – ha votato compatta per la riconferma della Commissione von der Leyen, la regina del riarmo europeo, la fan del “pilastro difensivo comune”, la voce più atlantista d’Europa. Quella stessa Commissione che ha moltiplicato le spese militari, promosso programmi europei per l’industria bellica e chiuso più di un occhio (quando non ha apertamente approvato) sulle politiche aggressive di Israele, NATO e Stati Uniti.
Ma i 5 Stelle in Sardegna, che a Roma sostengono le alleanze con chi porta avanti queste politiche, oggi alzano la bandiera della pace. E gridano al “risultato rotondo”. Un cortocircuito politico che, più che denunciare la guerra, denuncia, se mai ce ne fosse bisogno, l’inconsistenza della linea politica del Movimento.
A chi servono queste mozioni se, poi, l’Europa (anche grazie ai voti del campo progressista) continua a spingere per l’aumento della spesa per la difesa, per il ReArm, il SAFE e la prosecuzione della guerra (anche in presenza di una amministrazione americana che vuole chiudere il conflitto con Putin) con la Federazione Russa? Senza contare che la stessa Europa, a partire dalla Commissione e fino ad arrivare ai co-legislatori europei, tentenna proprio verso Israele e a blaterare di “preoccupazione umanitaria” mentre è partner di Tel Aviv.
Nel comunicato del M5S si legge che “la Sardegna ha scelto di alzare nuovamente la testa”. Ma contro chi, esattamente? Contro se stessa? Perché mentre si denuncia l’industria bellica, la Sardegna continua a ospitare basi militari, poligoni, e a essere terra di test e addestramento. Dove sono le proposte concrete del M5S per smantellare queste strutture? O almeno per uscire dalla servitù militare permanente?
Anche qui, le parole non bastano più (per lo meno non alle claque funzionalmente analfabete). La mozione, infatti, non ha effetti vincolanti, non modifica né bilanci né politiche. E soprattutto non cambia le alleanze politiche del Movimento, che continua a stare nel campo di chi – nei fatti – sostiene riarmo, escalation e diplomazia a senso unico. L’unico risultato raggiunto, invece, è l’ennesima perdita di tempo (in un Consiglio che lavora poche ore al mese) sulle questioni di competenza del Legislatore sardo. Ricordiamolo ai “mitici di via Roma”: i soliti problemi della Sardegna.
Dire “no alla guerra” è facile, più difficile, invece, mettere sostanzialmente in discussione l’impianto di potere che alimenta le guerre. Se non si rompe con l’ipocrisia della sinistra europeista che ha sposato l’atlantismo militare, se non si sfida la logica dei blocchi contrapposti, se non si chiede conto del ruolo italiano nell’export bellico – se Leonardo è una delle prime aziende in Italia per fatturato qualcosa vorrà pur dire -, se non si denuncia l’ambiguità dell’Unione Europea nei confronti di Israele e della stessa Ucraina, non si va da nessuna parte cari “finti pacifisti” del M5S.
Il M5S, dunque, oggi può anche dichiararsi “coerente con i suoi valori originari”, ma l’incoerenza strategica è sotto gli occhi di tutti: si sta con il PD, si vota con i Verdi europei, si sostiene un’agenda bellica nei fatti e si predica pace nelle mozioni regionali. Un doppio binario che non regge più (salvo tra i follower delle pagine della decaduta di Nùoro o dell’assessora che non “strilla” e “non si indigna più”).
