EuropaSardegna

Lumpy Skin Disease, resta l’allarme per il comparto zootecnico europeo.

La Lumpy Skin Disease (LSD), una malattia virale altamente contagiosa che colpisce bovini e bufali, torna a far parlare di sé in Europa dopo i nuovi focolai registrati nel 2025 in Italia e Francia. Il virus, appartenente al genere Capripoxvirus, non è trasmissibile all’uomo ma rappresenta una seria minaccia economica e sanitaria per il comparto zootecnico europeo.

Originaria dell’Africa subsahariana — dove fu identificata per la prima volta in Zambia nel 1929 — la malattia è diventata endemica nel continente africano, diffondendosi poi in Medio Oriente e approdando in Europa nel 2015, con gravi ripercussioni sul settore lattiero-caseario dei Balcani. Una massiccia campagna vaccinale tra il 2016 e il 2017 ne aveva consentito l’eradicazione, ma le recenti recrudescenze in Nord Africa (2023) e nell’Unione europea (2025) ne confermano la persistente minaccia.

Un virus trasmesso da insetti e vettori ematofagi.

La Lumpy Skin Disease si trasmette principalmente attraverso insetti ematofagi, come zanzare, tafani e zecche. Gli animali infetti presentano febbre, noduli cutanei, lesioni sulle mucose e secrezioni che riducono drasticamente la produttività, in particolare latte e peso corporeo.

Oltre al danno diretto sugli allevamenti, la malattia comporta pesanti perdite economiche per gli agricoltori a causa di misure di abbattimento, restrizioni commerciali e costi di biosicurezza. Secondo la FAO, i danni diretti causati dalla LSD in Asia e Africa hanno superato 1,3 miliardi di euro.

I focolai in Italia e Francia: 2025, l’anno del ritorno.

Nel giugno 2025, l’Italia ha segnalato il primo caso di LSD in una grande azienda bovina di Orani, in Sardegna, seguito da un secondo focolaio a Porto Mantovano (Lombardia). Tutti gli animali infetti sono stati abbattuti e le aree contaminate disinfettate.

Il Ministero della Salute ha avviato una vaccinazione d’emergenza su 300.000 capi in tutta la Sardegna, in linea con il Regolamento UE 2023/361. Le analisi del Laboratorio di riferimento dell’Unione europea (EURL) hanno identificato una correlazione genetica con il ceppo nigeriano del 2018, suggerendo un possibile legame epidemiologico.

Pochi giorni dopo, anche la Francia ha confermato un focolaio in un allevamento di Chambéry (Savoia), nella regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi, con sintomi analoghi. Parigi ha disposto la vaccinazione immediata di 350.000 bovini nell’area interessata e attivato compensazioni rapide per gli allevatori colpiti — 2,4 milioni di euro di indennizzi anticipati a 42 aziende agricole.

Per rafforzare la risposta, la Commissione europea ha inviato le squadre della EU Veterinary Emergency Team (EUVET) in Sardegna e in Francia per supportare le autorità nazionali nelle operazioni di contenimento.

Regole europee e misure di controllo.

La Regolamentazione UE in materia di sanità animale (Regolamento 2016/429 e successivi atti delegati) stabilisce procedure rigorose per la gestione delle malattie di categoria A, tra cui la LSD.

Le misure prevedono l’isolamento e l’abbattimento immediato degli animali infetti, la disinfezione e il blocco dei movimenti di animali e materiali contaminati, l’istituzione di zone di protezione (20 km) e sorveglianza (50 km) attorno ai focolai, la vaccinazione d’emergenza sotto controllo veterinario e il monitoraggio tramite il sistema europeo ADIS, collegato al World Animal Health Information System (WAHIS) dell’Organizzazione mondiale per la salute animale (WOAH).

Vaccinazione e ricerca: le armi per contenere la malattia.

La vaccinazione resta il mezzo più efficace per prevenire e contenere la LSD. I vaccini omologhi attenuati, derivati dal ceppo Neethling, offrono una protezione elevata, seppure talvolta associata a lievi reazioni cutanee e temporanee riduzioni della produzione di latte.

Sono in uso anche vaccini eterologhi a base di Sheeppox o Goatpox virus, che garantiscono una protezione incrociata ma con efficacia inferiore.

Impatti economici e sfide future.

Oltre alle perdite dirette, la Lumpy Skin Disease comporta restrizioni commerciali e danni reputazionali per i settori zootecnico e lattiero-caseario. Le piccole aziende familiari risultano le più vulnerabili, con ricadute anche sull’occupazione rurale.

Per affrontare il rischio – ricorda un recente lavoro di indagine di Claudia Vinci – l’Unione europea sostiene programmi di prevenzione e monitoraggio nelle aree a rischio attraverso iniziative come TADs (Transboundary Animal Diseases) e il programma T.H.R.A.C.E., che coinvolge Grecia, Bulgaria e Turchia.

Verso una strategia comune europea.

Il tema è ora all’attenzione del Comitato Agricoltura del Parlamento europeo (AGRI), che ha avviato un rapporto d’iniziativa su come garantire la sostenibilità del settore zootecnico europeo di fronte alle nuove minacce sanitarie e ai cambiamenti climatici.

foto Orhan Can da Pixabay.com