10 Luglio 2026
Europa

L’UE tra pace e difesa: da progetto pacificatore a economia militare?

Il progetto europeo, storicamente nato per garantire la pace e la stabilità nel continente, sta conoscendo una trasformazione che divide opinione pubblica e forze politiche. Al centro del dibattito, il piano “ReArm Europe”, annunciato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen lo scorso 4 marzo, che prevede lo stanziamento fino a 800 miliardi di euro per rafforzare le capacità di difesa degli Stati membri.

Il piano, che punta ad attivare la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita e a ricorrere a un debito comune, è stato duramente criticato da alcuni esponenti del Parlamento europeo, vedendo in tale “disegno Ursuliano”, una pericolosa deriva verso l’economia di guerra voluta da una Commissione europea mirata a minare la sovranità nazionale e ad agire in violazione dei Trattati europei.

“L’UE, nata come progetto di pace, rischia di trasformarsi in un attore bellico”, ha dichiarato per esempio Petra Steger, eurodeputata dei Patrioti per l’Europa, esprimendo preoccupazione per l’idea di un comando militare comune europeo e per il crescente coinvolgimento dell’Unione in politiche di deterrenza e riarmo. Una linea che, a suo dire, contrasta con il tentativo – guidato dagli Stati Uniti sotto la presidenza Trump – di cercare una soluzione diplomatica al conflitto con la Russia.

A questa critica, la Commissione ha risposto in data 2 giugno 2025, attraverso il commissario Andrius Kubilius, riaffermando che “l’Unione Europea resta un progetto di pace”, ma riconoscendo che la pace non può essere data per scontata. Di fronte all’attuale contesto geopolitico, segnato da nuove minacce e da instabilità ai confini dell’UE, l’Europa, secondo la “militarizzata Commissione” deve essere pronta a difendersi anche in scenari estremi, inclusa un’aggressione armata.

In questo quadro, il piano “ReArm Europe” e il Libro Bianco sulla Difesa Europea – Readiness 2030, secondo la narrativa di “Ursula e soci” si pongono l’obiettivo di rafforzare la resilienza del settore difesa, migliorare la competitività dell’industria militare europea e promuovere acquisti comuni tra Stati membri. Piani, sostiene Kubilius, “in piena conformità con i Trattari europei”.

“La difesa – conclude – resta una competenza nazionale e gli Stati membri continueranno ad avere la piena sovranità sui propri eserciti. Tuttavia, l’evoluzione dello scenario internazionale rende necessaria una cooperazione rafforzata in ambito difesa, come previsto dall’articolo 42 del Trattato sull’Unione Europea”.

foto Nato.int