L’UE scopre isole e coste: arrivano le nuove strategie europee per 112 milioni di cittadini
Diciassette milioni di persone vivono sulle oltre 4.000 isole disseminate in sedici Stati membri dell’Unione europea. Altri 95 milioni abitano lungo i 70.000 chilometri di coste del continente. Insieme rappresentano più di un quinto della popolazione dell’UE, eppure fino ad oggi non esisteva un quadro politico europeo pensato specificamente per loro. La Commissione europea ha colmato questo vuoto adottando due strategie distinte , una per le isole, una per le comunità costiere , che per la prima volta definiscono un approccio coordinato e su misura per questi territori.
Le isole: isolamento, spopolamento e dipendenza dal turismo.
La strategia per le isole nasce dal riconoscimento di sfide strutturali che accomunano la gran parte dei territori insulari europei: isolamento geografico, connettività limitata, costi di trasporto elevati, mercati piccoli e frammentati, eccessiva dipendenza dal turismo stagionale e dai combustibili fossili, vulnerabilità climatica, scarsità d’acqua e declino demografico accelerato. Problemi noti da decenni, mai affrontati con un quadro politico dedicato.
Il piano si articola su quattro pilastri. Il primo punta su sviluppo economico, connettività e innovazione, promuovendo l’imprenditorialità locale, la digitalizzazione e un turismo più sostenibile. Il secondo affronta la transizione energetica e la resilienza climatica, accelerando la decarbonizzazione e la produzione da fonti rinnovabili. Il terzo si concentra su demografia e servizi, con misure per rafforzare sanità, istruzione e alloggi nell’obiettivo di invertire lo spopolamento e trattenere i giovani. Il quarto riguarda sicurezza e gestione delle crisi, dalla protezione civile ai rischi marittimi.
La Commissione invita gli Stati membri a includere nei propri piani nazionali e regionali misure specifiche per le isole, con strumenti di investimento territoriale integrati e una governance che preveda un dialogo regolare tra istituzioni europee e rappresentanti dei territori insulari.
Le coste: patrimonio vitale sotto pressione.
Le comunità costiere europee rappresentano una risorsa straordinaria , patrimonio ambientale, culturale e marittimo, motore di un’economia blu con enormi potenzialità , ma anche uno dei territori più esposti alle conseguenze del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità marina e dell’inquinamento. A questi fattori si aggiungono pressioni specifiche: turismo squilibrato, carenza di alloggi accessibili, stagionalità economica e fuga dei giovani verso l’interno.
La strategia costiera si muove su tre direttrici. La prima punta sulla prosperità economica, diversificando l’economia blu con modelli innovativi come il pescaturismo, la bioeconomia e le energie rinnovabili offshore. La seconda rafforza la resilienza climatica e ambientale, anche attraverso l’iniziativa OceanEye recentemente lanciata dalla Commissione. La terza si concentra sulla vivibilità, per rendere i territori costieri luoghi attrattivi per persone di tutte le età, salvaguardando al contempo identità culturale e patrimonio marittimo locale.
Tra le misure concrete figurano lo sviluppo di un sistema di certificazione per i crediti di carbonio blu , che aprirebbe nuove fonti di reddito per le comunità costiere , e il sostegno a cluster locali di bioeconomia blu nell’ambito di una futura iniziativa europea sull’innovazione.
Un riconoscimento atteso da tempo.
Entrambe le strategie si inseriscono nel più ampio Patto europeo per gli oceani, avviato nel 2025, e si integrano con le politiche comunitarie su clima, coesione e sviluppo sostenibile. La loro elaborazione ha coinvolto Parlamento europeo, Comitato delle regioni, Comitato economico e sociale e le stesse comunità locali, che da tempo chiedevano un quadro politico dedicato.
Restano escluse le regioni ultraperiferiche dell’UE , come le Canarie, la Martinica o la Riunion , che godono di uno statuto speciale ai sensi dei Trattati e per le quali è attesa entro fine anno una strategia separata.
foto Lucio Sassi
