L’Ue “non è pronta” a usare gli asset russi congelati per finanziare l’Ucraina.
L’Unione Europea “non è pronta” a compiere il passo senza precedenti di utilizzare 140 miliardi di euro di asset russi congelati per finanziare un grande prestito all’Ucraina.
A dirlo è Hadja Lahbib, commissaria europea belga che, in un’intervista a Politico, ha avvertito che “serve ancora molto lavoro per ridurre i rischi legali e ripartirli in modo equo tra Belgio, gli altri 26 Paesi membri dell’Ue”.
Commissaria, ed è questo il dato più importante capace di confermare il cinismo e la doppiezza della Commissione Ue, che ha difeso il premier Bart De Wever, sostenitore del blocco del piano europeo per il maxi-prestito a Kiev con gli asset russi. Era questa la “muscolare Commissione europea” che voleva investire gli asset congelati russi per l’Ucraina?
Il nodo legale e il ruolo del Belgio.
Secondo Lahbib, l’Ue deve procedere con estrema cautela, poiché gli asset appartengono alla Banca centrale russa e sono protetti dal diritto internazionale.
“È un terreno inesplorato,” ha spiegato. “È la prima volta che tentiamo una misura del genere e dobbiamo valutare attentamente tutte le possibili conseguenze”. Nel frattempo, però, la narrazione Ue su diritti “cose da fare per i poveri ucraini” non accenna a fermarsi.
Il Belgio, che ospita il principale deposito finanziario Euroclear, detiene la maggior parte dei fondi russi congelati. Bruxelles, tuttavia, ha già destinato gli interessi maturati su quei capitali per sostenere lo sforzo bellico ucraino, mentre altri Paesi — ha lasciato intendere Lahbib — non avrebbero fatto altrettanto.
I paradossi europei, insomma, si ripetono con puntualità. Altro che sanzioni inutili e “uscite muscolari” (vale la pena rimarcarlo) di Ursula e soci.
De Wever blocca il piano: “Troppi rischi per il Belgio”.
Il premier belga Bart De Wever, come noto, ha posto il veto sul piano durante il vertice dei leader europei a Bruxelles.
Secondo fonti diplomatiche, il primo ministro temeva che un’azione unilaterale potesse esporre il Belgio a rappresaglie economiche e legali da parte di Mosca.
Il progetto prevedeva di inviare a Kiev i fondi russi sotto forma di “prestito riparatorio”, da rimborsare solo nel caso — considerato remoto — che la Russia in futuro accetti di pagare i danni di guerra.
Serve il sostegno del G7 e dei 27 Paesi Ue… ovvero come procrastinare e prendere tempo (nella speranza di non perdere la faccia).
La commissaria Lahbib, responsabile per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi, ha ribadito che il piano potrà avanzare solo con il consenso unanime dei membri dell’Ue e il sostegno dei partner del G7.
“Se avremo un sistema solido, e tutti i 27 Stati membri saranno pronti ad assumersi la responsabilità insieme al Belgio, allora potremo procedere rapidamente,” ha dichiarato. “Ma chiedete agli altri: sono pronti?”.
Il futuro del piano: rinvio a dicembre.
Dopo il blocco di De Wever, la Commissione europea elaborerà ora nuove proposte per aiutare l’Ucraina a colmare il proprio deficit finanziario. Se il piano da 140 miliardi dovesse andare in porto, coprirebbe le necessità di Kiev per almeno i prossimi due anni.
I leader europei torneranno a discuterne al vertice di dicembre, quando la Commissione presenterà le nuove opzioni.
Ma, per ora, l’Europa resta divisa tra chi spinge per usare i fondi russi come arma economica contro il Cremlino e chi, come il Belgio, teme di aprire un vaso di Pandora legale e diplomatico.
foto rappresentanza Commissione in Italia
