15 Ottobre 2026
EuropaPolitica

L’UE, i diritti umani e il paradosso degli accordi commerciali. Il caso Sudan.

L’Unione europea ama presentarsi — talvolta con un atteggiamento definito da alcuni osservatori come “arrogante” — come leader globale nella difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. Ma i suoi negoziati commerciali spesso raccontano un’altra storia, fatta di scelte pragmatiche e di relazioni economiche con Paesi coinvolti in crisi umanitarie e conflitti armati.

È il caso degli Emirati Arabi Uniti (EAU), partner economico di crescente importanza per Bruxelles e al centro di trattative per un futuro accordo di libero scambio, mentre diverse organizzazioni internazionali segnalano il ruolo emiratino nel conflitto sudanese.

Il conflitto in Sudan: violenze diffuse e accuse di crimini di guerra.

Da anni, il Sudan è precipitato in una delle crisi più devastanti al mondo. Secondo le Nazioni Unite, decine di migliaia di persone sono state uccise, mentre oltre 30 milioni necessitano di assistenza urgente. Organizzazioni per i diritti umani hanno documentato gravi abusi contro i civili, inclusi episodi qualificati come possibili crimini di guerra.

Nel conflitto, un ruolo centrale è attribuito alle Rapid Support Forces (RSF), guidate da Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti, una figura chiave nella storia recente del Paese.
Secondo analisi di vari centri di ricerca e fonti internazionali, parte degli asset e delle risorse riconducibili al network economico legato ad Hemedti sarebbe custodita proprio negli Emirati Arabi Uniti, uno degli attori esterni indicati come influenti nella dinamica del conflitto.

L’incongruenza dell’UE: negoziare un accordo commerciale con un Paese accusato di alimentare i signori della guerra.

Una incoerenza di fondo che emerge con forza in un’interrogazione parlamentare presentata dalle eurodeputate Isabella Lövin, Alice Kuhnke e Pär Holmgren (Verts/ALE), che richiamano l’articolo 21 del Trattato sull’Unione europea.
Il principio è chiaro: l’azione esterna dell’UE deve essere fondata su diritti umani, diritto internazionale e promozione della pace.

Alla luce del presunto supporto degli Emirati alle RSF — contestato da vari attori ma non riconosciuto ufficialmente da Abu Dhabi — le deputate sostengono che procedere verso un accordo di libero scambio rappresenterebbe un grave scollamento tra i valori proclamati dall’UE e le sue scelte economiche.

Pressioni politiche per sospendere i negoziati.

Nell’interrogazione gli eurodeputati hanno chiesto quindi alla Commissione von der Leyen di riferire sull’intenzione o meno di sospendere i negoziati sull’accordo di libero scambio con gli Emirati Arabi Uniti e come sarà garantito che un futuro accordo commerciale sia conforme agli obblighi dell’Ue ai sensi dell’articolo 21 del TUE.

Un’Europa tra valori e scelte strategiche… i soliti doppi standard.

Le relazioni con gli Emirati Arabi Uniti rappresentano un banco di prova per la capacità dell’Europa di coniugare coerenza politica e interessi economici. Critici e analisti sottolineano che, finché Bruxelles continuerà a rafforzare i legami commerciali con Paesi accusati da diverse fonti indipendenti di sostenere attori armati responsabili di atrocità, il suo ruolo autoproclamato di guida morale globale rischia di apparire incoerente.

Un nodo che la Commissione, prima o poi, dovrà affrontare in modo trasparente: proseguire con i negoziati, o dare priorità ai principi che l’UE dichiara di voler difendere nel mondo?

foto Jaroslav Šmahel da Pixabay.com