13 Marzo 2026
Europa

L’UE crea un portale per assumere lavoratori extracomunitari

Il Parlamento europeo si appresta a votare in plenaria, nel corso della sessione di marzo, il regolamento che istituisce l’EU Talent Pool: una piattaforma digitale pensata per mettere in contatto datori di lavoro europei con lavoratori qualificati residenti fuori dai confini dell’Unione, nelle professioni in cui si registrano carenze strutturali di personale.

Perché nasce l’EU Talent Pool.

Il contesto è quello di un mercato del lavoro europeo sotto pressione. Gli Stati membri segnalano da anni deficit di manodopera in numerosi settori, dalle professioni sanitarie all’edilizia, dall’informatica all’agricoltura. Esiste già una piattaforma europea di intermediazione occupazionale, EURES, ma il suo raggio d’azione è limitato ai cittadini europei e ai cittadini extra-UE già residenti nel territorio comunitario. L’EU Talent Pool nasce per colmare questo vuoto, rivolgendosi esplicitamente a chi si trova ancora al di fuori dell’Unione.

L’idea era stata lanciata dalla Commissione nel novembre 2023, nell’ambito del pacchetto europeo su competenze e talenti. Un precedente in formato pilota era già stato attivato nell’ottobre 2022 per i profughi ucraini beneficiari della protezione temporanea.

Come funzionerà.

La piattaforma, spiega David de Groot, opererà come un sistema di incontro tra domanda e offerta: le aziende stabilite negli Stati membri partecipanti potranno pubblicare le proprie offerte di lavoro, mentre i candidati extracomunitari residenti fuori dall’UE potranno registrarsi e rendersi visibili ai potenziali datori di lavoro. La partecipazione degli Stati membri è su base volontaria, con un preavviso di nove mesi per chi intendesse ritirarsi.

Un punto qualificante dell’accordo provvisorio raggiunto il 18 novembre 2025, e approvato dalla commissione LIBE il 3 dicembre, riguarda i limiti espliciti dello strumento: l’EU Talent Pool è circoscritto alle professioni in carenza elencate in allegato al regolamento, ed è escluso per tirocini e apprendistati. Inoltre, e questo è un elemento politicamente rilevante, la piattaforma non crea alcun nuovo canale di migrazione legale verso l’UE. La selezione di un candidato da parte di un’azienda non garantisce automaticamente il diritto d’ingresso o di soggiorno: restano in vigore le normative nazionali, anche se gli Stati membri hanno facoltà di semplificare e accelerare le relative procedure amministrative.

La piattaforma dovrà comunque fornire informazioni generali sulle procedure per ottenere permessi di soggiorno e visti, sia online che attraverso i punti di contatto nazionali che ciascun paese partecipante sarà tenuto a designare.

La governance.

La gestione operativa della piattaforma sarà affidata a un segretariato istituito dalla Commissione europea, supervisionato da uno steering group composto da rappresentanti degli Stati membri e della Commissione, con diritto di voto, e da rappresentanti delle parti sociali a livello europeo, in veste consultiva.

Una particolare attenzione è riservata ai candidati che hanno già partecipato a partenariati sui talenti o a programmi nazionali analoghi, ai quali verrà garantita maggiore visibilità all’interno della piattaforma.

Il voto in plenaria rappresenta l’ultimo passaggio formale prima dell’entrata in vigore del regolamento, che segna un passo, cauto ma concreto, verso una gestione più coordinata a livello europeo della domanda di lavoro qualificato proveniente da Paesi terzi.

foto niekverlaan da Pixabay.com