L’UE accelera sulla certificazione per le rimozioni permanenti di CO₂
L’Unione europea compie un passo decisivo nella costruzione del proprio mercato del carbonio. Il 3 febbraio 2026, la Commissione europea ha adottato il primo regolamento delegato che integra il quadro di certificazione per le rimozioni permanenti di CO₂, l’agricoltura del carbonio e lo stoccaggio nei prodotti.
Il provvedimento – si legge in un report realizzato dal PE dall’esperta Liselotte Jensen – introduce la prima metodologia ufficiale di certificazione, aprendo la strada a tre tecnologie chiave: la cattura diretta dell’aria con stoccaggio (DACCS), la cattura di emissioni biogeniche con stoccaggio (BioCCS) e la rimozione tramite biochar (BCR).
Queste soluzioni, destinate a diventare centrali nelle politiche climatiche europee dopo il 2030, potrebbero generare le prime unità certificate di rimozione del carbonio già tra la fine del 2026 e il 2027. Un passaggio considerato strategico per il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’UE.
L’iter istituzionale.
Dopo l’adozione da parte della Commissione, Parlamento europeo e Consiglio hanno avuto due mesi di tempo per sollevare eventuali obiezioni. Nonostante due tentativi di blocco in commissione Ambiente (ENVI), le mozioni non sono state approvate. Anche il Consiglio non ha presentato rilievi. Il testo è ora in attesa di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale e entrerà in vigore 20 giorni dopo.
Il quadro normativo: criteri e controlli.
Il regolamento si inserisce nel più ampio quadro definito dalla normativa europea del 2024 sulle rimozioni di carbonio (CRCF), che stabilisce criteri rigorosi per la certificazione basati su quattro pilastri: quantificazione, addizionalità, stoccaggio a lungo termine e sostenibilità (il cosiddetto standard “QU.A.L.ITY”).
Ogni attività dovrà dimostrare, attraverso analisi del ciclo di vita, di non generare emissioni aggiuntive dirette o indirette, incluse quelle legate all’uso del suolo. Il sistema prevede inoltre verifiche, audit e registrazione delle certificazioni.
Le tre tecnologie al centro.
Il regolamento delegato definisce nel dettaglio le tre tipologie di intervento: il DACCS, ovvero la cattura della CO₂ direttamente dall’aria e stoccaggio in formazioni geologiche; la BioCCS: cattura della CO₂ derivante da biomasse o biocarburanti e successivo stoccaggio; e il BCR (biochar), la produzione di carbone vegetale da biomassa e suo utilizzo per lo stoccaggio stabile del carbonio, ad esempio nei suoli.
Per tutte le attività sono previsti criteri tecnici stringenti: dalla definizione delle baseline alle modalità di monitoraggio, fino agli obblighi di sostenibilità e responsabilità nel lungo periodo.
Modifiche e punti controversi.
Rispetto alle bozze iniziali, il testo finale introduce alcune modifiche rilevanti. Tra queste, l’estensione del periodo di attività a 15 anni per DACCS e BioCCS (ridotto invece a 5 anni per il biochar) e una maggiore definizione delle fonti di CO₂ biogenica.
Particolare attenzione ha suscitato il biochar: nel testo finale non è più previsto un monitoraggio obbligatorio dopo l’applicazione nei suoli, scelta che ha alimentato critiche da parte di alcune organizzazioni ambientaliste.
Reazioni contrastanti.
Il provvedimento ha diviso stakeholder e osservatori. Da un lato, l’industria ha chiesto regole più semplici per favorire gli investimenti; dall’altro, diverse ONG hanno espresso timori sull’integrità ambientale del sistema.
Alcuni gruppi ambientalisti sostengono che i criteri attuali possano portare a una sovrastima delle rimozioni e chiedono standard più severi, in linea con i meccanismi previsti dall’Accordo di Parigi. Altri, invece, riconoscono i miglioramenti introdotti dopo la consultazione pubblica, pur sottolineando margini di perfezionamento.
Il ruolo nelle politiche climatiche future.
Con la revisione della legge europea sul clima nel 2026, le rimozioni di carbonio – oltre agli assorbimenti naturali – entrano ufficialmente tra gli strumenti per raggiungere i target climatici, in particolare in vista dell’obiettivo 2040.
La Commissione dovrà ora integrare queste soluzioni anche nel sistema ETS (scambio di quote di emissione) e definire il ruolo dei crediti internazionali. Entro fine anno è atteso un pacchetto più ampio di riforme per il periodo post-2030.
Prossime tappe.
Nei prossimi mesi Bruxelles lavorerà su nuove metodologie di certificazione, in particolare per l’agricoltura del carbonio e lo stoccaggio nei prodotti. Parallelamente, si punta a sviluppare un mercato volontario europeo attraverso iniziative come un “buyers’ club” per attrarre investimenti privati.
La sfida resta duplice: garantire l’integrità ambientale delle rimozioni e, allo stesso tempo, creare condizioni economiche favorevoli per lo sviluppo su larga scala di queste tecnologie. Un equilibrio delicato, destinato a plasmare il futuro della politica climatica europea.
