L’ONU avverte: “Cresce il rischio di escalation in Cisgiordania”
La ripresa a Gaza resta “troppo lenta” e cresce il rischio di escalation nella Cisgiordania occupata. A dirlo, durante un briefing al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, è stato Ramiz Alakbarov, vice coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente.
“La situazione in Cisgiordania sta rapidamente peggiorando, come abbiamo potuto constatare negli ultimi giorni e l’escalation su vasta scala sta diventando sempre più probabile”, ha dichiarato Alakbarov.
Ricordando la sua recente visita nella Striscia di Gaza, il funzionario ha affermato che “i progressi restano insufficienti”.
Alakbarov ha poi raccontato di aver assistito a “un’immensa sofferenza in un contesto di sfollamento continuo, condizioni di vita sovraffollate, distruzione diffusa e vittime pressoché quotidiane causate dalle operazioni militari israeliane in corso”, pur osservando al tempo stesso palestinesi che “compiono passi coraggiosi, contro ogni previsione, per ricominciare a ricostruire le proprie vite”.
“La dignità umana non dovrebbe essere condizionata”, ha affermato, aggiungendo che la resilienza delle comunità non può sostituire le consegne su larga scala di materiali essenziali , compresi quelli che Israele classifica come “a duplice uso” , né la volontà politica necessaria per avviare Gaza verso un percorso di ripresa autentico.
Passando alla Cisgiordania occupata, Alakbarov ha spiegato che l’escalation di violenza nell’ultima settimana ha causato vittime civili, sfollamenti, danni alle proprietà e una “crescente insicurezza”, citando i persistenti attacchi dei coloni israeliani contro comunità, abitazioni, luoghi di culto e infrastrutture palestinesi.
“Esorto Israele ad adottare misure immediate ed efficaci per prevenire la violenza dei coloni, proteggere le comunità palestinesi e garantire che tutti i responsabili siano chiamati a rispondere”, ha dichiarato.
Alakbarov ha riferito che il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha annunciato il 14 luglio che il Gabinetto per la Sicurezza israeliano ha stanziato 1,3 miliardi di shekel per la costruzione di unità abitative temporanee in decine di nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata, ancor prima della relativa approvazione formale. Il funzionario ha ribadito che “tutti gli insediamenti sono illegali secondo il diritto internazionale”.
Alakbarov ha inoltre espresso preoccupazione per i “ripetuti ingressi non autorizzati di forze e funzionari israeliani nel Centro di formazione UNRWA di Kalandia”, a Gerusalemme Est, avvenuti durante l’orario delle lezioni, sottolineando che le strutture delle Nazioni Unite “sono inviolabili e immuni da qualsiasi forma di interferenza”.
Ha inoltre avvertito che la situazione fiscale dell’Autorità Palestinese “resta critica”, poiché Israele continua a trattenere le entrate doganali, impedendole di corrispondere per intero gli stipendi dei dipendenti pubblici e di garantire servizi essenziali come istruzione e sanità.
Riferendosi al Quadro Trilaterale del 26 giugno tra Stati Uniti, Israele e Libano come a “una pietra miliare”, Alakbarov ha affermato che la ricostruzione di Gaza “non può essere sostenuta in assenza di un processo politico”, esortando il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a garantire che le proprie risoluzioni si traducano in azioni concrete sul terreno.
foto UN Photo/Manuel Elias
