11 Luglio 2026
Europa

L’Iran colpisce basi USA in Bahrain e Kuwait, Washington risponde con nuovi raid. Torna a correre il petrolio

Il fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran mostra nuove crepe. Le Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno rivendicato un attacco con missili e droni contro 85 obiettivi militari statunitensi in Bahrain e Kuwait, in risposta ai raid americani sul territorio iraniano. Secondo quanto riportato dall’agenzia Fars, l’operazione congiunta delle forze navali e aerospaziali dei pasdaran ha colpito il porto di Salman, l’area della Quinta Flotta USA in Bahrain, e la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait.

Raid USA più estesi dei precedenti.

Una fonte statunitense ha riferito a NBC News che i nuovi attacchi contro l’Iran, condotti con velivoli tattici dell’Aeronautica e della Marina, sono stati più ampi rispetto alle precedenti operazioni di rappresaglia. Il giornalista di Axios Barak Ravid ha scritto sui social che il presidente Donald Trump avrebbe approvato e ordinato il piano d’attacco mentre si trovava ad Ankara per il vertice NATO, dopo un incontro con il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il segretario al Tesoro Scott Bessent e il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto. Un funzionario dell’amministrazione ha precisato che non è ancora chiaro per quanto tempo proseguiranno i raid, e che le decisioni successive dipenderanno dalla valutazione dei risultati.

Il Comando centrale statunitense (CENTCOM) aveva annunciato in precedenza l’avvio di una serie di attacchi in risposta a quelli che Washington definisce assalti iraniani contro tre navi nello Stretto di Hormuz. Già a fine giugno gli Stati Uniti avevano colpito obiettivi in Iran, con Trump che accusava Teheran di aver violato la tregua; il ministero degli Esteri iraniano aveva bollato quei raid come una violazione della Carta delle Nazioni Unite e degli accordi raggiunti tra le due parti.

Washington: “Vogliamo continuare a negoziare”.

Nonostante l’escalation, una fonte ha riferito al Wall Street Journal che gli Stati Uniti intendono proseguire i negoziati con l’Iran per raggiungere un accordo definitivo. Secondo la stessa fonte, le azioni iraniane nello Stretto di Hormuz erano considerate a Washington “inaccettabili” e meritevoli di una risposta ferma, ma l’obiettivo resta quello di tornare al tavolo diplomatico.

Il petrolio torna a correre.

Le tensioni si sono immediatamente riflesse sui mercati energetici. Il Brent è salito oltre il 3,3%, arrivando a 76,6 dollari al barile, dopo che il Dipartimento del Tesoro USA ha revocato la licenza generale che autorizzava la produzione, la consegna e la vendita di petrolio iraniano nell’ambito dell’accordo provvisorio tra Washington e Teheran. Il greggio ha guadagnato oltre il 6% nell’arco della settimana.

foto whitehouse.gov