17 Marzo 2026
Europa

L’incognita commerciale dei dazi dopo la decisione della Corte Suprema americana

Lo scorso 20 febbraio 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha inferto un colpo decisivo alla strategia commerciale della Casa Bianca e del suo inquilino Donald Trump, stabilendo che il presidente non può imporre dazi doganali facendo leva sull’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977.

La sentenza, destinata a segnare un precedente, oltre a ridisegnare i confini dei poteri presidenziali in materia tariffaria, ha aperto di fatto una nuova fase di incertezza nei rapporti commerciali globali.

Una decisione storica della Corte Suprema.

Con una maggioranza di sei giudici su nove, nella causa Learning Resources, Inc. v. Trump, la Corte ha chiarito che, sebbene l’IEEPA attribuisca al presidente ampi poteri in situazioni di emergenza nazionale, questi non includono l’autorità di imporre dazi. “Tale prerogativa – affermano i giudici – spetta esclusivamente al Congresso, come previsto dalla Costituzione”.

La pronuncia, ricorda un recente lavoro di indagine di Gisela Grieger, invalida quindi tutti i dazi introdotti dal presidente Donald Trump sotto la base giuridica dell’IEEPA dal gennaio 2025 al febbraio 2026, inclusi i cosiddetti “dazi reciproci” dell’aprile 2025. Restano invece in vigore le misure tariffarie adottate sulla base di altre normative, come la Sezione 301 del Trade Act del 1974 e la Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962.

La Corte, inoltre, non si è espressa sulla restituzione dei dazi già riscossi. In assenza di un obbligo automatico di rimborso, saranno probabilmente gli importatori statunitensi a dover avviare singole azioni legali dinanzi alla Court of International Trade per recuperare quanto versato. Non esisterebbe al momento un meccanismo giuridico chiaro che consenta ai consumatori e alle piccole imprese di ottenere un rimborso diretto.

La Corte chiude la stagione dei dazi?

La decisione, come assodato, priva il presidente dello strumento più rapido e flessibile utilizzato nella sua politica commerciale. I dazi imposti nel 2025 sotto l’IEEPA sono stimati in circa 142 miliardi di dollari, con un impatto in larga misura scaricato su imprese e consumatori statunitensi.

Tuttavia, la Casa Bianca conserva altre leve normative. La Sezione 301 del Trade Act del 1974 consente al presidente di adottare “tutte le misure appropriate”, inclusi dazi, contro pratiche commerciali sleali. È la base giuridica utilizzata contro la Cina e per indagini su Brasile e su diversi Paesi che applicano tasse sui servizi digitali.

La Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 permette invece l’introduzione di restrizioni alle importazioni per motivi di sicurezza nazionale. Già impiegata nel primo mandato Trump per acciaio e alluminio, nel 2025 è stata estesa a settori quali automobili, prodotti farmaceutici, robotica, droni, aeromobili e semiconduttori.

L’amministrazione starebbe inoltre valutando un maggiore ricorso alla Sezione 122 del Trade Act del 1974, che autorizza l’imposizione di un dazio generalizzato fino al 15% per un massimo di 150 giorni in caso di “grave squilibrio” della bilancia dei pagamenti. Tale misura, entrata in vigore il 24 febbraio 2026, consentirebbe di guadagnare tempo in attesa del completamento delle indagini necessarie per attivare altre basi giuridiche. Secondo stime indipendenti, il nuovo schema potrebbe ridurre l’onere tariffario per Brasile, Cina e India, ma aumentarlo per l’Unione europea fino al 12,5%, con una media ponderata del 13,2%.

Non si esclude, infine, il possibile ricorso alla Sezione 338 del Tariff Act del 1930 (Smoot-Hawley Act), che consente dazi fino al 50% in caso di discriminazione contro il commercio statunitense, sebbene si tratti di uno strumento mai testato in epoca recente.

Reazioni politiche e internazionali.

La sentenza era attesa da mesi: già durante l’udienza del 5 novembre 2025 erano emersi dubbi, anche tra giudici di orientamento conservatore, sulla compatibilità costituzionale dell’uso dell’IEEPA per finalità tariffarie.

I Democratici hanno accolto con favore la decisione, invocando in alcuni casi la restituzione dei dazi pagati. Anche una parte dei Repubblicani ha lodato il rafforzamento del principio di separazione dei poteri. Più critica, invece, la reazione dell’amministrazione Trump e dell’ala repubblicana più protezionista.

In Europa, la risposta è stata improntata alla cautela. La Commissione europea ha dichiarato di analizzare attentamente la sentenza e di mantenere contatti stretti con Washington, ribadendo l’obiettivo di promuovere dazi più bassi e maggiore prevedibilità. Diverse capitali hanno manifestato interesse a rinegoziare gli accordi tariffari conclusi sotto l’IEEPA, mentre gli Stati Uniti sostengono che tali intese restino valide.

Le imprese europee, pur accogliendo con favore il rafforzamento dello Stato di diritto negli USA, non si attendono un alleggerimento sostanziale del carico tariffario. Piuttosto, temono una nuova fase di instabilità normativa, dopo aver già adattato le proprie strategie alla politica commerciale statunitense.

Effetti sull’accordo quadro UE-USA del 2025.

La decisione della Corte Suprema ha avuto ripercussioni immediate anche sul piano legislativo europeo. Il 23 febbraio 2026, il presidente della Commissione per il commercio internazionale (INTA) del Parlamento europeo, Bernd Lange, ha annunciato la sospensione dell’esame di due dossier legislativi volti a implementare gli impegni tariffari dell’UE nell’ambito dell’accordo quadro UE-USA del 2025.

Secondo Lange, in assenza di “chiarezza, stabilità e certezza giuridica” nelle relazioni commerciali transatlantiche, appare prematuro procedere con l’adozione definitiva delle misure.

foto Thewhitehouse.gov