Libertà dei media sotto osservazione: interrogazione a Bruxelles su fondi Ue, fact-checker e controllo delle informazioni.
Chi decide quali informazioni debbano essere monitorate nell’Unione europea e chi controlla le reti che operano sotto il cappello del regolamento europeo sulla libertà dei media? Sono le domande al centro di un’interrogazione scritta rivolta alla Commissione europea da un gruppo trasversale di eurodeputati, che sollevano dubbi su trasparenza, governance e reali beneficiari delle politiche Ue in materia di informazione.
L’iniziativa, porta la firma di parlamentari appartenenti a diversi gruppi politici – tra cui ECR, PPE, PfE, ESN e non iscritti – ed è stata illustrata come un tentativo di fare chiarezza sull’attuazione del regolamento europeo sulla libertà dei media, lo strumento con cui Bruxelles intende rafforzare (a modo suo ovviamente) il pluralismo e l’indipendenza editoriale negli Stati membri.
Secondo i firmatari, pur presentandosi come una garanzia per la democrazia, il regolamento solleva interrogativi rilevanti: dalla destinazione dei finanziamenti europei al settore dei media, fino al ruolo delle reti di verifica dei fatti e ai meccanismi di supervisione delle informazioni all’interno dell’Ue. In particolare, gli eurodeputati chiedono alla Commissione di chiarire verso quali Paesi e quali soggetti pubblici o privati confluiscano i fondi europei, chi siano i reali beneficiari e quali controlli vengano esercitati sulla proprietà dei media.
Un altro punto critico riguarda il legame tra il regolamento sulla libertà dei media e altre iniziative europee già esistenti, come il Digital Services Act, la proposta sul cosiddetto “Chat Control”, lo Scudo per la democrazia e la rete europea dei fact-checker. I deputati chiedono esplicitamente chi governi queste reti e chi supervisioni il processo di verifica delle informazioni, temendo una concentrazione di potere informativo priva di adeguati contrappesi.
Nella risposta ufficiale, datata 16 dicembre 2025, la Commissione europea – per voce della vicepresidente Henna Virkkunen – ha respinto l’idea che il regolamento sulla libertà dei media preveda finanziamenti diretti ai fornitori di servizi di informazione. “Il testo, spiega l’esecutivo Ue, si limita a fissare requisiti di trasparenza sulla proprietà dei media e sugli introiti derivanti dalla pubblicità pubblica, imponendo criteri oggettivi, proporzionati e non discriminatori per l’allocazione dei fondi statali”.
La Commissione chiarisce tuttavia che l’Unione sostiene il settore dei media attraverso bandi pubblici aperti (ma poco accessibili per le piccole realtà), con criteri di selezione trasparenti (non si direbbe guardando le valutazioni degli “esperti”) e nel rispetto dell’indipendenza editoriale (basta che la copertura sia allineata al “mondo edulcorato delle politiche Ue”).
“Si tratta, sottolinea Bruxelles, di risorse limitate – circa 50 milioni di euro l’anno – a fronte di un mercato dei media europeo che genera complessivamente circa 88 miliardi di euro di entrate annue. L’elenco dei beneficiari, inclusi i fact-checker, è disponibile nel sistema di trasparenza finanziaria dell’Ue”.
Quanto alla verifica dei fatti, la Commissione rivendica l’esistenza di rigorosi standard di integrità e responsabilità, basati su principi di neutralità, imparzialità e trasparenza finanziaria. Siamo sicuri su questo assunto alla luce di servizi di informazione quali EUVSDISINFO?
Sui verificatori delle fonti, ancora, l’esponente ha dichiarato che “le organizzazioni coinvolte devono aderire a norme di autoregolamentazione e sono previste procedure per sanzionare eventuali violazioni. In particolare, nei bandi per la rete europea dei verificatori di fatti è richiesto che il consorzio aggiudicatario includa almeno un’organizzazione certificata come indipendente”.
Nonostante le rassicurazioni di Bruxelles, l’interrogazione mette in luce un nodo politico destinato a restare centrale nel dibattito europeo: come bilanciare – alla luce della crescente discriminazione, scarsa accessibilità e bias operata all’interno del sistema Ue verso le voci critiche – la lotta alla disinformazione e la tutela della democrazia con la salvaguardia della libertà di stampa e del pluralismo.
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