11 Giugno 2026
Europa

Libano meridionale, Israele amplia le aree occupate “ancora e nonostante” il cessate il fuoco

A oltre un mese dall’entrata in vigore del cessate il fuoco del 17 aprile, la situazione nel Libano meridionale continua a deteriorarsi. Le mortali forze israeliane dell’IDF non solo avrebbero intensificato le operazioni militari nelle aree di Tiro e Nabatieh, ma avrebbero anche esteso la propria presenza sul terreno, occupando nuove porzioni di territorio libanese.

L’elemento più significativo evidenziato dalla cartografia odierna riguarda l’espansione delle aree sotto controllo israeliano a nord della linea tradizionalmente rappresentata dal fiume Litani, uno dei principali riferimenti geografici e strategici del Libano meridionale. Israele , di fatto, ha occupato (come sempre unilateralmente) una vasta fascia territoriale che si estende dal settore costiero di Tiro fino all’entroterra, comprendendo aree che Israele avrebbe interesse a spopolare per creare una più ampia zona cuscinetto lungo il confine.

Particolarmente rilevante appare la riconquista del Castello di Beaufort, una delle posizioni strategiche più importanti della regione. Situata a nord del Litani, la fortezza domina un’ampia porzione del Libano meridionale e offre un controllo visivo sulle principali direttrici dell’area.

Emerge poi un ampliamento del controllo terrestre nel settore orientale, tra le località di Khiam, Kfarchouba e le aree limitrofe alle alture del Golan occupate, dove l’occupazione si estenderebbe più in profondità nel territorio libanese rispetto alla situazione precedente.

I dati suggeriscono una strategia che va oltre le sole operazioni di sicurezza lungo il confine. L’ampia area evidenziata come potenziale zona di spopolamento indica infatti l’obiettivo di ridurre la presenza civile in una fascia strategica del Libano meridionale, creando un corridoio di sicurezza più ampio tra Israele e le aree di influenza delle milizie sciite presenti nella regione.

L’espansione territoriale avviene in apparente contrasto con gli impegni assunti nell’ambito della tregua entrata in vigore ad aprile e rischia di complicare ulteriormente gli sforzi diplomatici in corso.

foto Un Loey Felipe