19 Luglio 2026
Europa

Libano, i sanguinari raid israeliani non si fermano nonostante il cessate il fuoco

Il cessate il fuoco non ha fermato le bombe. Nonostante la tregua negoziata dagli Stati Uniti entrata in vigore il 17 aprile, le forze israeliane continuano a condurre operazioni militari in Libano, lasciando sul terreno un bilancio che si aggrava di giorno in giorno. I dati diffusi dall’ONU e dal Ministero della Salute Pubblica libanese, aggiornati al 2 giugno 2026, restituiscono l’immagine di un paese devastato, con il sistema sanitario in ginocchio e oltre un milione di civili costretti a fuggire dalle proprie case.

Dal 2 marzo, data di riferimento per il bilancio complessivo, i morti accertati in Libano sono 3.433, con altri 10.395 feriti. Ma il dato forse più drammatico riguarda gli sfollati: oltre 1,2 milioni di persone hanno abbandonato le proprie abitazioni, in una delle crisi di displacement più gravi che il Libano abbia vissuto nella sua storia recente.

Particolarmente allarmante è l’escalation contro le strutture mediche. Le forze israeliane hanno colpito deliberatamente le infrastrutture sanitarie libanesi in 190 occasioni, uccidendo 128 operatori sanitari e ferendone altri 332. Tre ospedali sono stati costretti a chiudere definitivamente, mentre altri 17 hanno subito danni. Un attacco sistematico che l’ONU e le organizzazioni umanitarie internazionali considerano una violazione flagrante del diritto internazionale umanitario.

Sul fronte diplomatico, i numeri smentiscono ogni ottimismo. Dal 17 aprile , giorno in cui il cessate il fuoco sarebbe dovuto entrare pienamente in vigore , si sono registrati 44 attacchi israeliani, con 30 civili uccisi e 101 feriti. Una media di quasi un attacco al giorno che svuota di significato la parola tregua e alimenta le accuse di Beirut nei confronti di Tel Aviv di non rispettare gli accordi raggiunti sotto la mediazione americana.

foto Robert Waghorn da Pixabay.com