15 Agosto 2026
Europa

L’ex braccio destro di Zelenskyy finisce in cella per corruzione e riciclaggio

Andriy Yermak, per anni l’uomo più potente d’Ucraina dopo Volodymyr Zelenskyy, si trova ora in una cella di detenzione preventiva a Kiev. Il tribunale anticorruzione ucraino ha disposto giovedì la custodia cautelare per due mesi dell’ex capo di gabinetto del presidente, fissando una cauzione di 3 milioni di dollari. Un crollo verticale per chi, fino a pochi mesi fa, sedeva ai tavoli più importanti della diplomazia mondiale , da Washington a Bruxelles.

Le accuse: riciclaggio e crimine organizzato.

L’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (NABU) e la Procura anticorruzione hanno formalizzato questa settimana le accuse contro Yermak: corruzione e appartenenza a un’organizzazione criminale, coinvolta nel riciclaggio di 10,4 milioni di dollari attraverso un lussuoso progetto immobiliare nei pressi di Kiev. Le accuse si inseriscono nella cosiddetta operazione Midas, un’inchiesta su uno scandalo da 100 milioni di dollari che ha scosso alle fondamenta la cerchia ristretta di Zelensky, coinvolgendo la società energetica statale Energoatom.

Nell’orbita della stessa indagine sono finiti anche l’imprenditore Timur Mindich , fuggito in Israele il giorno prima del previsto arresto , e l’ex viceprimer ministro Oleksiy Chernyshov, entrambi accusati di corruzione e entrambi pronti a negare tutto.

Yermak ha respinto con forza ogni addebito in aula. “Non ho mai preso queeste somme”, ha dichiarato ai giornalisti ucraini dopo la lettura della sentenza, aggiungendo che sarà presentato l’appello: “Non ho nulla da nascondere, continuerò a combattere e resterò in Ucraina”.

La caduta di un potente.

La parabola di Yermak è quella di una caduta tanto rapida quanto clamorosa. Fino al novembre scorso era considerato la seconda figura più influente d’Ucraina, architetto della diplomazia di guerra di Kiev e presenza fissa nei vertici internazionali. Poi, nel giorno stesso in cui gli investigatori anticorruzione hanno perquisito il suo ufficio, Zelenskyy lo ha licenziato. Il presidente aveva investito enormemente nel rapporto con il suo fidato collaboratore; oggi il suo ufficio si trincera dietro un secco no comment, motivando il silenzio con l’indagine ancora in corso.

Lo scandalo Midas ha squarciato il velo su una rete di interessi che avrebbe operato nel cuore del potere ucraino anche durante la guerra. Un colpo d’immagine pesante per Kiev, che da anni chiede ai partner occidentali fiducia e sostegno nel nome della trasparenza e dello Stato di diritto.

foto Andrzej da Pixabay.com