Leva militare, torna il dibattito ma la politica frena: “Oggi servono professionisti”.
Il tema del ritorno alla leva obbligatoria è tornato sotto i riflettori dopo le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto alla 96esima Adunata nazionale degli Alpini, tenutasi a Biella. Ma se l’idea ha suscitato emozione tra i nostalgici della naja, la politica italiana ha espresso nuovamente tutte le proprie perplessità verso la sua reintroduzione.
Nel 2005 l’Italia ha sospeso la leva militare obbligatoria, archiviando un modello che aveva caratterizzato il Paese per oltre un secolo. Oggi, con meno di 160mila militari in servizio tra Esercito, Marina e Aeronautica, le forze armate si reggono esclusivamente sul personale professionista. Ed è proprio da questo fronte che arriva la contrarietà più netta a ogni ipotesi di ritorno al passato. Gli eserciti moderni,infatti, non possono più basarsi su militari di leva.
Una posizione condivisa, in passato, dallo stesso Crosetto che, di fronte a una proposta di legge della Lega per una mini-naja di sei mesi, aveva dichiarato che “non sono certo sei mesi in una caserma a cambiare i giovani. Sarebbero soldi buttati via. Oggi servono forze armate formate e professionali”.
Anche la politica, pur con sfumature diverse, tende a respingere l’ipotesi di ripristino dell’obbligo. Dal Partito Democratico a Forza Italia, infatti, sono tutti d’accordo sul fatto che “non si possa tornare indietro”.
Sul fronte normativo, solo la Lega ha presentato nel 2024 una proposta di legge per una leva universale di sei mesi, la mini naja, che coinvolgerebbe uomini e donne tra i 18 e i 26 anni, anche in attività civili. Ma al momento si tratta di un’iniziativa isolata e priva del consenso necessario.
