10 Agosto 2026
EuropaPolitica

L’Europa prepara il primo Consiglio europeo “anti-destra”.

I leader europei si preparano a un vertice senza precedenti. Per la prima volta, il Consiglio europeo di questa settimana sarà dedicato a un’unica priorità politica: arginare l’avanzata dell’estrema destra nel continente. Dai temi dell’abitazione alla regolamentazione dei social media, fino alla migrazione e alla spesa militare, il summit di Bruxelles si trasforma in una prova di forza per il fronte centrista e liberale che, dalla fine della Seconda guerra mondiale, guida le istituzioni europee ma oggi vede erodersi il proprio consenso.

Il timore di un’Europa guidata da governi sovranisti.

Nelle capitali del continente – da Parigi a Roma, da Amsterdam a Berlino – le forze nazionaliste e persino filo-russe avanzano nei sondaggi o siedono già al governo. Il rischio, temono a Bruxelles, è di ritrovarsi fra pochi anni con “quattro o cinque leader di estrema destra seduti al tavolo del Consiglio europeo”, scenario che metterebbe in discussione non solo l’unità politica dell’Unione, ma anche la sua credibilità militare e diplomatica.

Casa e caro-affitti, da crisi sociale a priorità politica.

Per la prima volta, il tema dell’emergenza abitativa entra ufficialmente nell’agenda del Consiglio europeo. Un tema un tempo impensabile a livello comunitario, ma che oggi influenza in modo diretto le scelte elettorali e alimenta il consenso populista.

Nei Paesi Bassi, Geert Wilders ha vinto le elezioni del 2023 puntando sulla carenza di alloggi, attribuita all’immigrazione. In Portogallo, il partito di estrema destra Chega è cresciuto cavalcando la rabbia per i prezzi delle case alle stelle.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen parla da oltre un anno di “crisi sociale europea” e ha nominato un commissario dedicato – il danese Dan Jørgensen – che a dicembre presenterà il primo Piano europeo per l’edilizia accessibile, con misure anche contro gli affitti brevi e speculativi.

Costa: “Senza risposte concrete, i cittadini perderanno fiducia nell’UE”

Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha più volte paragonato la crisi abitativa alla minaccia rappresentata dall’invasione russa dell’Ucraina.
“Solo mostrando che possiamo affrontare i problemi concreti dei cittadini – come la casa – potremo rafforzare la fiducia nel progetto europeo”, ha dichiarato.

Tuttavia, il consenso su come intervenire resta lontano: i governi sono divisi tra chi chiede limiti alla speculazione e chi si oppone a un ruolo diretto dell’UE nelle politiche abitative. Il documento preparatorio del vertice definisce la questione “urgente”, ma si limita a invitare la Commissione a presentare le proprie proposte entro fine anno.

L’ascesa dei populisti: da Orbán a Bardella.

La presenza di Viktor Orbán (Ungheria) e Robert Fico (Slovacchia) al tavolo europeo complica ogni decisione che richiede l’unanimità.
Nel frattempo, il populista Andrej Babiš ha vinto le elezioni in Repubblica Ceca e l’ex premier ultraconservatore Janez Janša guida i sondaggi in Slovenia.

Nei due Paesi cardine dell’UE, la Francia e la Germania, la destra radicale è in piena ascesa: Jordan Bardella, delfino di Marine Le Pen, è in testa nei sondaggi per l’Eliseo 2027; in Germania, l’AfD si è attestata come seconda forza parlamentare.

Pressioni politiche e arretramenti sul fronte verde.

L’avanzata delle destre si fa sentire anche sull’agenda verde europea.
Sotto pressione di alcuni governi, la discussione su una semplificazione normativa si sta trasformando in una spinta verso la deregulation in stile americano.

Il compromesso più evidente riguarda il clima: molti leader chiedono di rivedere al ribasso gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2040.
“L’agenda verde è stata annacquata dal timore di perdere consensi”, ammette un diplomatico di Bruxelles.

Migrazione, il tabù che non lo è più.

Un altro terreno su cui il mainstream europeo ha adottato posizioni un tempo considerate “di destra” è la gestione dei flussi migratori.
L’idea di processare le domande d’asilo fuori dai confini dell’UE, in centri chiusi e “protetti”, è ormai oggetto di discussione aperta – anche tra i leader socialisti come la danese Mette Frederiksen. Ma c’è anche l’orbaniana proposta di Schengen 2.0 a prendere quota in Ue.

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