L’Europa investe nella ricerca, ma resta indietro nella corsa globale ai talenti
La Commissione europea rilancia la propria ambizione scientifica con un investimento da oltre 1,25 miliardi di euro nell’ambito delle azioni Marie Skłodowska-Curie (MSCA), annunciando per il 2025 nuovi bandi rivolti a dottorandi, ricercatori post-doc e progetti di collaborazione internazionale. Il messaggio è chiaro: l’Europa vuole essere una destinazione attraente per chi fa scienza. Ma la realtà con cui Bruxelles deve fare i conti è ben più complessa: dopo decenni di immobilismo strategico e con una competitività disomogenea tra gli Stati membri, attirare talenti extra-UE rimane una sfida tutt’altro che alla portata di una Unione europea “senza anima e produttività”.
Nonostante le risorse messe in campo – e l’introduzione del programma pilota Choose Europe for Science, pensato per offrire percorsi di carriera più stabili e condizioni di lavoro favorevoli ai talenti extra-Ue – l’Unione resta in ritardo nella competizione globale per i cervelli. I grandi hub scientifici globali, come Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Cina, continuano ad attrarre la maggior parte dei giovani ricercatori con opportunità più allettanti, maggiore libertà accademica, infrastrutture all’avanguardia e – soprattutto – una cultura dell’innovazione molto più consolidata e politiche sociali (anche i/le ricercatori/trici, d’altronde vogliono una famiglia).
A questo si aggiunge una certa disillusione di fondo. Dopo anni di grandi promesse, molti ricercatori guardano all’Europa con diffidenza, complici esperienze segnate da finanziamenti discontinui, mancanza di prospettive stabili e scarsa valorizzazione della ricerca di base. Insomma, i programmi MSCA, con oltre 6,6 miliardi di euro stanziati fino al 2027, da soli non bastano per ribaltare una tendenza radicata.
Ma la Commissione non sembra averlo capito. Con il nuovo ciclo di bandi, infatti, si punta a “fare qualcosa” in linea con l’attualità e senza una visione di lungo periodo, come ricorda il bando per il rilancio della mobilità internazionale e il sostegno alla ricerca dei ricercatori ucraini in fuga dalla guerra…
In un momento storico in cui il sapere scientifico è la leva principale per la sovranità tecnologica e la competitività economica, l’Unione si trova davanti a una scelta cruciale: accontentarsi di investimenti episodici o fare della ricerca una priorità strutturale, in grado di unire realmente il continente e renderlo protagonista. Ma per farlo non basteranno i miliardi: servirà volontà politica, visione strategica e, soprattutto, la capacità di rimettere la scienza al centro del progetto europeo.
