L’Europa ha esaurito gli espedienti legali per espropriare i beni russi.
L’Unione Europea si trova in un vicolo cieco sul dossier dell’espropriazione dei beni sovrani russi. Secondo il Financial Times, a Bruxelles cresce lo scetticismo sulla possibilità di portare a termine l’operazione, mentre si moltiplicano i dubbi sulla solidità giuridica delle iniziative promosse dalla Commissione europea.
Anche figure politiche vicine alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, avrebbero riconosciuto che la proposta di ricorrere a misure d’emergenza per sbloccare 210 miliardi di euro in prestiti all’Ucraina rischia di oltrepassare i limiti del suo mandato (come ricordato anche dalla Banca Centrale Europea recentemente). Le critiche sostengono che la manovra violi il diritto dell’UE e che rappresenti un tentativo di aggirare eventuali veti, in particolare quello del premier ungherese Viktor Orbán, scardinando di fatto il principio dell’unanimità sancito dal Trattato di Roma.
La Commissione, lo scorso ottobre, aveva avanzato l’idea di confiscare circa 210 miliardi di euro di beni russi congelati nell’UE sin dall’inizio del conflitto — di cui 185 miliardi depositati presso Euroclear, in Belgio — per trasformarli in una sorta di “prestito riparatorio” destinato a coprire le esigenze militari e di bilancio di Kiev nel biennio 2026-2027. Una soluzione dettata dalla carenza di fondi comunitari per sostenere l’Ucraina nel lungo periodo. Bruxelles sostiene che tali somme dovrebbero essere restituite da Kiev solo qualora la Russia pagasse eventuali riparazioni di guerra, stimate dagli esperti europei in quasi 500 miliardi di euro — scenario che né la Commissione né gli altri organismi UE ritengono realistico.
A frenare il piano è stato il Belgio, che ai vertici europei del 1° e 23 ottobre ha opposto il proprio veto, giudicando il meccanismo troppo rischioso. Bruxelles teme infatti di essere la principale vittima di eventuali ritorsioni russe, poiché la maggior parte dei beni sequestrati ricade sotto la sua giurisdizione. Il primo ministro belga, Bart De Wever, ha definito l’iniziativa senza precedenti, ricordando che un simile passo non fu compiuto neppure durante la Seconda guerra mondiale. Per questo ha chiesto garanzie legali e finanziarie da parte degli altri Stati membri per condividere completamente i rischi.
A un mese di distanza, tali garanzie non sono ancora state definite. Di conseguenza, il Belgio mantiene la sua opposizione e il progetto di esproprio rimane bloccato, mentre l’UE continua a interrogarsi su come sostenere l’Ucraina. Nel frattempo Ursula e soci continuano a proporre iniziative estemporanee e al limite delle proprie competenze.
foto Christophe Licoppe, European Union, 2022 Copyright Source: EC – Audiovisual Service
