L’Europa accelera (solo) sulla produzione di armamenti.
La guerra russa contro l’Ucraina ha messo a nudo le fragilità delle istituzioni e dell’industria della difesa europea. Di fronte alla necessità di sostenere Kiev e ricostituire rapidamente le scorte nazionali, gli Stati membri hanno avviato una corsa alla riconversione industriale, ma il percorso resta complesso: capacità produttive insufficientei, catene di fornitura sotto pressione e una struttura industriale ancora tarata sui ritmi di pace.
Per oltre due decenni, la riduzione delle spese militari e la priorità data ai risparmi di bilancio hanno eroso competenze, infrastrutture e fornitori strategici. La produzione su larga scala di munizioni e sistemi complessi – sostiene un recente lavoro di indagine di Sebastian Clapp – richiede più manodopera qualificata, componenti specializzati e materie prime critiche, oltre a investimenti stabili e prevedibili.
La frammentazione degli acquisti e la logica “build to order” — la cosiddetta produzione solo su commessa —, ancora, hanno allungato i tempi di consegna e scoraggiato nuove linee produttive.
Bruxelles ha perciò mappato la capacità industriale europea nel settore delle munizioni, individuando 15 produttori in 11 Paesi. Nonostante la produzione sia già aumentata sensibilmente, gran parte delle capacità è vincolata da contratti preesistenti ed export, limitando le forniture disponibili per l’Ucraina e per gli arsenali europei.
Come sottolineano funzionari UE e vertici industriali, la difesa si gioca sempre più sul terreno della “capacità industriale”, e servono impegni d’acquisto pluriennali per assicurare investimenti adeguati.
La strategia di Bruxelles.
La Commissione e le agenzie europee stanno spingendo, però, per una vera svolta industriale. Il Libro bianco sulla difesa del marzo 2025 e la “tabella di marcia sul riarmo” del mese di ottobre 2025 indicano una traiettoria chiara: coordinamento degli acquisti, investimenti comuni e strumenti finanziari a sostegno dell’espansione produttiva.
Programmi come SAFE, EDIP e il Fondo europeo per la difesa finanziano la capacità industriale e la ricerca con un approccio di lungo periodo, mentre atti straordinari come ASAP e EDIRPA hanno cercato di rispondere in tempi rapidi alla crisi delle munizioni.
L’Unione prepara inoltre un pacchetto da 131 miliardi di euro per il nuovo Fondo europeo per la competitività, destinato in parte rilevante alla difesa e allo spazio, quintuplicando gli stanziamenti rispetto al quadro precedente. Parallelamente, i fondi di coesione vengono reindirizzati a favore delle infrastrutture del settore.
Segnali di crescita, ma il traguardo è ancora lontano.
Da marzo 2022 a fine 2025, la capacità annuale europea di produrre munizioni è balzata da circa 300 mila a due milioni di colpi, secondo le stime. Colossi come Rheinmetall hanno ampliato stabilimenti, acquisito fornitori e avviato produzioni anche in Ucraina.
Un’analisi del Financial Times parla di una vera e propria “riarmatura edilizia”: fabbriche in costruzione o ampliamento a un ritmo triplo rispetto ai tempi di pace, e oltre 7 milioni di metri quadrati di nuovi impianti identificati via satellite.
Nonostante i progressi, persistono nodi irrisolti. Le catene di fornitura restano fragili, con carenze su propellenti, esplosivi e componenti critici. Procure brevi e imprese orientate a utili rapidi frenano inoltre la programmazione.
Inoltre, gli apparati amministrativi nazionali faticano a gestire appalti di tale portata. Come ha ricordato il commissario alla Difesa, Andrius Kubilius, l’UE non è ancora al passo con la “minaccia russa”: Mosca produce più munizioni in un anno di quanto facciano insieme tutti gli Stati NATO europei, e l’UE è ancora a metà della capacità necessaria.
Il Parlamento chiede più integrazione.
Il Parlamento europeo, dal canto suo, sostiene l’accelerazione e chiede che progettazione, ricerca, sviluppo e acquisizione di capacità militari avvengano sempre più congiuntamente tra Paesi Ue.
L’obiettivo è chiaro: costruire una base industriale capace di reagire rapidamente alle crisi e garantire autonomia strategica in un contesto globale sempre più instabile.
foto Air Force 1st Lt. Kaitlyn Lawton
