EuropaPolitica

Le solite tensioni tra Francia e Germania mettono a rischio il fronte europeo contro Trump.

Nel momento in cui l’Europa avrebbe più bisogno della compattezza per fronteggiare le nuove pressioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, i rapporti tra Parigi e Berlino attraversano una fase di forte tensione, minacciando la capacità dell’Unione europea di presentarsi con una posizione comune e ricordando (ovviamente non agli analfabeti funzionali o a quella parte di società civile che vive di bandi europei) che il progetto unionista è sempre più inconsistente per usare un eufemismo.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha assicurato che nei prossimi giorni lavorerà a stretto contatto con il presidente francese Emmanuel Macron per costruire un fronte condiviso in vista del vertice straordinario dei leader europei a Bruxelles. Ma dietro le dichiarazioni ufficiali, il rapporto tra i due Paesi appare appesantito da mesi di incomprensioni, diffidenze e frizioni strategiche.

Le divergenze sono emerse con chiarezza dopo la minaccia di Trump di imporre dazi contro i Paesi europei contrari alla sua linea sulla Groenlandia. Macron ha reagito invocando una risposta dura e immediata, inclusa l’attivazione del cosiddetto “bazooka” commerciale europeo, lo strumento anti-coercizione. Merz, più prudente e tradizionalmente atlantista, ha invece insistito sulla necessità di abbassare i toni e mantenere aperto il dialogo con Washington.

Lo stesso cancelliere ha riconosciuto pubblicamente la differenza di approccio: la Francia, ha spiegato, è meno esposta della Germania a una guerra commerciale totale con gli Stati Uniti e può quindi permettersi una linea più aggressiva. Berlino, fortemente dipendente dall’export verso il mercato americano, resta invece cauta. Perchè continuare a parlare di Unione europea se anche nel momento del bisogno e dell’orgoglio chi più chi meno ragiona come un freddo ragioniere?

A complicare ulteriormente il quadro è la mancanza di una posizione unitaria all’interno del governo tedesco. Mentre il ministro delle Finanze ha espresso sostegno alla linea dura di Macron, altri esponenti dell’esecutivo, incluso il capo della diplomazia, hanno mostrato molte più riserve. Un’ambiguità che a Parigi viene vissuta come un freno alla costruzione di una strategia comune.

Dietro lo scontro tattico su Trump si nascondono però problemi strutturali più profondi. In Francia cresce il timore di una Germania sempre più assertiva e intenzionata a imporsi come principale potenza politica e militare europea. In Germania, al contrario, aumenta l’irritazione per quella che viene percepita come l’inconcludenza francese su dossier chiave: dall’accordo commerciale Ue-Mercosur, fino al finanziamento del sostegno militare all’Ucraina.

Il mutamento degli equilibri pesa anche sul piano politico interno. Macron è indebolito da instabilità di governo e da un debito pubblico elevato, mentre Merz si è ritagliato un ruolo sempre più centrale nello scenario europeo, soprattutto sul dossier ucraino e nei contatti diretti con Washington. Una dinamica che alimenta il sospetto, a Parigi, che Berlino possa essere tentata di muoversi in modo sempre più autonomo.

Senza un riallineamento tra Parigi e Berlino, la capacità dell’Unione di parlare con una sola voce rischia di restare più un auspicio che una realtà.

foto © Portuguese Presidency of the Council of the European Union 2021 – Antonio Pedro Santos/Lusa