17 Agosto 2026
Cultura

Le Sirene? Donne-pesce in cerca d’amore. L’Odissea? Scritta da Virgilio. Mentre Nolan sbanca il box office, gli italiani bocciano Omero

Il paradosso è servito: mentre le sale cinematografiche registrano il tutto esaurito grazie al kolossal di Christopher Nolan dedicato al viaggio di Ulisse, gli italiani dimostrano di conoscere l’Odissea più o meno come conoscono le formule della fisica quantistica. Il capolavoro di Omero torna sulla cresta dell’onda al botteghino, ma la sua trama resta un mistero fitto per la maggioranza della popolazione: oltre il 70% degli intervistati, secondo un’indagine nazionale condotta da Libreriamo, viene clamorosamente rimandato quando si tratta di ricostruire personaggi, ambientazioni e cronologia del poema.

A quanto pare, aver studiato l’Odissea sui banchi di scuola non basta a ricordarsene la trama: se il nome di Ulisse resta ben saldo nell’immaginario collettivo, tutto il resto crolla miseramente, lasciando spazio a gaffe letterarie che farebbero rabbrividire Omero stesso , ammesso che sia davvero lui l’autore, cosa che oltre metà degli italiani mette seriamente in dubbio.

L’indagine, condotta con metodologia SWOA su circa 1.500 conversazioni spontanee raccolte su social, forum e community online, fotografa impietosamente la “confidenza narrativa” (o meglio, la sua assenza) tra i lettori italiani e i classici. E i numeri parlano chiaro: la cultura pop ha vinto, Omero ha perso.

Partiamo dal dato più clamoroso: il 52% degli intervistati attribuisce l’Odissea a Virgilio, confondendo con nonchalance secoli di storia letteraria e mescolando Grecia arcaica e Roma imperiale come fossero la stessa cosa. Il 76%, poi, giura che il Cavallo di Troia sia una scena madre di Iliade o Odissea, ignorando che il celebre inganno viene raccontato per esteso solo nell’Eneide , sempre di Virgilio, giusto per restare in tema di scambi di persona.

Ma le sorprese non finiscono qui. Per il 72% degli italiani, Ulisse avrebbe trascorso vent’anni ininterrotti a solcare i mari combattendo mostri, come in un action movie senza pause pubblicitarie, dimenticando comodamente gli otto anni passati praticamente immobile tra le braccia di Calipso e Circe. E se pensate che il nostro eroe fosse mosso dalla sete di avventura, sappiate che il 79% la pensa come voi: peccato che Ulisse, in realtà, volesse solo tornare a casa dalla moglie, altro che curiosità da esploratore , quella è un’invenzione dantesca finita per errore nel curriculum collettivo.

E le Sirene? Meglio non parlarne: il 91% degli italiani le immagina come ammalianti fanciulle con la coda di pesce, complice l’immaginario Disney, ignorando che nel mito originale si tratta di creature ben più inquietanti, per metà donne e per metà uccelli. Penelope, dal canto suo, viene degradata dal 64% del campione a casalinga con i ferri da maglia , tecnica peraltro sconosciuta nell’antica Grecia , anziché essere celebrata per l’astuzia del telaio con cui ingannava i Proci. Scilla e Cariddi, i due terrificanti mostri marini dello Stretto di Messina, diventano per il 63% degli intervistati due isolette o, addirittura, due maghe rivali.

Non va meglio a Telemaco, liquidato dal 71% come un bambino indifeso per tutta la narrazione, quando in realtà è un giovane ventenne capace di affrontare da solo un viaggio fino a Pilo e Sparta e di imbracciare le armi al fianco del padre contro i Proci. E per finire in bellezza, il 58% considera l’inganno di “Nessuno” ai danni di Polifemo come il trionfo definitivo di Ulisse, dimenticando l’ingenuo colpo di scena successivo: l’eroe, vinto dalla vanità, urla il proprio vero nome al Ciclope, scatenando così l’ira di Poseidone e complicandosi la vita per i restanti dieci anni di viaggio.

“In Italia abbiamo la fortuna di avere radici scolastiche e culturali profondamente legate all’epica classica, ma per assurdo siamo i primi a non ricordare a sufficienza i nostri testi fondativi”, commenta il sociologo Saro Trovato, fondatore di Libreriamo. “Il nostro bagaglio omerico è stato cannibalizzato dalla cultura pop. Occorre riprendere in mano i testi senza preconcetti, un’abitudine che le scuole dovrebbero rinnovare per creare una confidenza narrativa permanente con i capolavori assoluti”.

Morale della favola: Ulisse è tornato a Itaca, ma la sua storia, a quanto pare, non è mai davvero arrivata fino a noi.

foto Corrado Cimarelli/CNR