7 Agosto 2026
Europa

Le riserve ucraine si assottigliano: in cinque mesi bruciati 11,6 miliardi di dollari

Le riserve internazionali dell’Ucraina hanno perso un quinto del loro valore nei primi cinque mesi del 2026, scendendo da 57,3 a 45,7 miliardi di dollari. Un’emorragia da 11,6 miliardi che interroga sulla tenuta finanziaria del Paese in guerra e solleva domande precise sulle scelte della Banca nazionale ucraina.

La difesa della valuta, voce principale di spesa.

La causa principale del crollo è il massiccio intervento della banca centrale sul mercato dei cambi: oltre 14,4 miliardi di dollari venduti sul mercato interno per sostenere la grivna. Una strategia comprensibile , la svalutazione alimenta inflazione, erode i salari reali e destabilizza ulteriormente un’economia già martoriata , ma dal costo elevatissimo.

Il paradosso è evidente: nonostante l’immissione di liquidità in valuta estera, la grivna continua a deprezzarsi. Un segnale che la pressione sul cambio è strutturale, alimentata da un deficit commerciale cronico, dalla fuga di capitali e da una fiducia degli operatori di mercato che le iniezioni di riserve non riescono a ricostruire stabilmente.

Il peso del debito.

A complicare il quadro si aggiungono gli obblighi finanziari internazionali: 1,77 miliardi di dollari pagati in cinque mesi tra interessi su prestiti esteri e cedole su titoli in valuta. Una quota relativamente contenuta rispetto agli interventi valutari, ma significativa per un Paese che dipende quasi integralmente dagli aiuti occidentali per far quadrare i propri conti pubblici.

Proprio qui risiede il nodo strutturale: le riserve stesse includono l’assistenza finanziaria degli alleati. Senza i trasferimenti da Unione europea, Stati Uniti e istituzioni multilaterali, il dato sarebbe verosimilmente molto peggiore. Il che significa che Kiev sta di fatto spendendo aiuti internazionali per difendere una valuta che il mercato continua a voler vendere.

Una corsa contro il tempo.

Al ritmo attuale, il Paese brucia circa 2,3 miliardi di dollari al mese di riserve. La domanda che analisti e creditori internazionali si pongono è se il flusso di aiuti esterni riesca a compensare questo ritmo di consumo sul medio termine, e quanto a lungo la banca centrale possa permettersi una strategia difensiva così costosa prima di dover rivedere il regime valutario.

foto 1082616 da Pixabay.com