16 Marzo 2026
Europa

Le prime reazioni europee al Summit di Anchorage

Le tensioni tra Europa e Stati Uniti emergono dopo il summit tra Donald Trump e Vladimir Putin ad Anchorage, Alaska. L’incontro, durato quasi tre ore il 15 agosto, non ha prodotto alcuna tregua per l’Ucraina, suscitando delusione e indignazione tra i funzionari europei. Rappresentanti, ricordiamolo, di una Unione snobbata nonostante i miliardi di euro stanziati nel corso degli ultimi anni a sostegno dello sforzo bellico ucraino.

All’evento, mentre l’Europa e l’Ucraina sono rimaste escluse, mentre Trump ha steso il “tappeto rosso” per Vladimir Putin e, come ha rimarcato anche la conferenza stampa congiunta dei due leader, le colpe del conflitto sono state attribuite all’ex presidente democratico Joe Biden e all’Ue. Durante la conferenza, infatti, Putin ha lanciato un monito non troppo velato a Kiev e ai suoi alleati europei a non “ostacolare i progressi emergenti” nei negoziati di pace, ribadendo la richiesta russa di “un equilibrio equo nel campo della sicurezza in Europa”. Dichiarazioni che, senza troppe difficoltà, hanno ripetuto con chiarezza (se mai ce ne fosse stato bisogno) le reali responsabilità della carneficina in atto in Ucraina da oltre 3 anni.

Tra le reazioni sui social, il diplomatico tedesco Wolfgang Ischinger ha dichiarato che “nessuna tregua, nessuna pace, nessun reale progresso” mentre per “l’Europa il risultato è stato profondamente deludente”. Dovile Sakaliene, ministra della Difesa della Lituania, ha invece definito le parole del leader russo come “minacce velate”, ricordando che durante la giornata della summit la Russia continuava a bombardare civili in Ucraina.

Nel frattempo, è in corso la riunione degli ambasciatori dell’Ue, oggi chiamati a esprimere (sempre che ci si riesca, viste le resistenze dell’Ungheria e della Slovacchia) una dichiarazione congiunta sul summut di Anchorage.

foto Mediamodifier da Pixabay.com